Una storia, la sua, che
percorre un trentennio, dagli anni Venti in poi, e che
viene ora raccontata in uno spettacolo teatrale, ideato e
scritto da Paolo Logli, di scena da venerdì al Teatro
Parioli di Roma, per la regia di Enrico Maria Lamanna,
presentato da Franco Bixio (figlio del grande compositore)
e da Francesco Bellomo. Protagonista dello spettacolo,
insieme con Alessio Di Clemente è l'algida Nathalie
Caldonazzo.
Nathalie, cosa l'ha spinta ad interpretare
il ruolo di un personaggio tanto distante dai nostri tempi?
«Mariù è una donna poliedrica, femminile e pronta a
sacrificarsi in nome del suo grande amore, al quale ha
dedicato tutta la sua vita. Ed è queso che mi affascina di
lei. Certo il suo è un uomo speciale come Cesare Andrea
Bixio, un grande artista che ha realizzato bellissime
canzoni come "Parlami d'amore Mariù", "Mamma", "Portami
tante rose", "Violino Tzigano" e tante altre. Io interpreto
la sua musa, Mariù, che è anche la voce narrante di un
periodo lungo trent'anni, nel quale si avvicendano
emigranti, partigiani, ragazzi che partono per la guerra
salutando le loro madri in lacrime, fino all'epoca di
Mussolini e dei futuristi».
Lei ha lavorato in teatro,
in tv e al cinema, ma dov'è che si sente più libera di
realizzare la sua espresione artistica?
«Sicuramente in
teatro. E devo molto a Pino Quartullo che ha creduto in me
e mi ha lanciato seriamente sul palcoscenico. Oggi sono
molto fiera di debuttare per la prima volta al Parioli,
diretta da Lemanna, accanto a Di Clemente, con Barbara
Begala e Carmine Pasquariello e con le canzoni di Cesare
Andrea Bixio interpretate sul palco da Marco Armani e la
sua band. Prendendo spunto da lettere, biglietti,
cartoline, diari di gente comune, ripercorreremo i momenti
salienti del secolo appena trascorso, facendo rivivere in
teatro le vicende che hanno fatto da sfondo alla creazione
della canzone italiana di Bixio».
Lei ha avuto la
fortuna di essere accanto a grandi personaggi, come Massimo
Troisi: ma chi l'ha davvero ispirata a intraprendere la
carriera artistica?
«Sicuramente mia madre che era una
Bluebell e, fin da piccola, guardandola scendere le scale
dal palco del Lido di Parigi, sognavo di diventare come
lei. Poi, nei quindici anni in cui mia madre è stata legata
a Dino Risi, ho avuto vicino la presenza di questo grande
regista che mi ha impartito delle autentiche lezioni di
vita. Da lui ho imparato il senso dell'ironia e quel sano
cinismo che regola l'orologio della esistenza umana».
Quanto tempo dedica alla sua sfera privata?
«Nella
mia vita sentimentale ora esiste soprattutto mia figlia
Mia, ha 3 anni e mi sento iperfortunata a seguire i suoi
passi. Oltre a lei c'è il lavoro, al quale dedico molto
tempo e finalmente mi sento libera di poter seguire appieno
le mie più grandi passioni».
Vai alla homepage
06/05/2008