Che, per un grande attore, equivale alla vita stessa.
Stoppa, signore gradevole ed impeccabile, gran
frequentatore dell'atelier Battistoni, sembrava infatti non
uscisse mai di casa, al piano superiore proprio
dell'Eliseo, dove abita tuttora la signora Laura Stoppa,
moglie dell'attore. Sia quando andava in scena, ma anche se
cenava nel ristorante del Teatro "Le stanze dell'Eliseo"
(oggi dismesso), per lui era sufficiente scendere
attraverso un passaggio interno all'edificio di via
Nazionale. Si materializzava, quasi un Fantasma dell'Opera
benevolo, simpatico, con una voce inconfondibile, dal
retrogusto amaro, che aveva doppiato i più grandi successi
di Richard Widmark e Kirk Douglas. Erano in tre: Stoppa,
Foà e Tieri. Giganti del teatro che, persino nei film di
Totò più arrangiati, portavano quel tocco, quel carattere,
quel tono che conquistava le platee, dando l'intima
soddisfazione di star vedendo qualcosa in più di una
semplice farsa proiettata su un telo. Oltre a Rina Morelli,
Stoppa ebbe dalla sua anche un forte rapporto con Luchino
Visconti. Stoppa partecipava spesso alle "serate in
pantofole" a Villa Visconti, di fronte a Villa Ada, sulla
Salaria, dove Visconti organizzava gruppi d'ascolto per il
Festival di Sanremo con la coppia Vitti-Antonioni, la
Mangano, Girotti, Delon e tanti altri. Una volta, in
occasione dell'insuccesso dell'Aralda, di Testori, Visconti
fece il gesto dell'ombrello all'indirizzo del pubblico
dell'amato Eliseo. Denuncia inevitabile e blocco della
commedia, ma qualche giorno dopo Visconti, Stoppa, la
Moriconi ed Umberto Orsini sfilano davanti all'attiguo
Palazzo del Quirinale con striscioni di protesta! Una cosa
mai vista, almeno negli anni sessanta, specie da persone
serissime come questi giganti del teatro. Finì in un
divertente (ricorda il press-agent Enrico Lucherini)
bailamme di fotografi, anche se il Colle non dette
risposte.
Ma le prime di Stoppa all'Eliseo erano
considerati eventi, al punto da far nascere la tradizione
che il Capo dello Stato vi partecipasse. Cosa cui l'attore
teneva moltissimo, e che avviene ancora (l'altra sera,
Giorgio Napolitano è andato alla prima di Rossella Falk).
Questo era Paolo Stoppa, lontano dal palco. Umorista
ineffabile ai microfoni di quel Gran varietà di cui oggi
Fiorello ha sovvertito e rinnovato i fasti, ed in cui lui e
Rina Morelli si scambiavano i duetti della litigiosissima
coppia "Eleuterio e Sempretua", leggendosi lettere al
vetriolo, a tuttoggi esilaranti. Achille Campanile,
folgorante nel descrivere il ritmo sincopato della sua
recitazione, scriveva che in tv "non recita, sbotta. Per
questo è Paolo Stappa".
In teatro, nel suo teatro dove
vive ancora, Stoppa ha lavorato fino all'ultimo, ma il
pubblico del cinema se lo ricorda bene, nei panni di Pio
VII, che inciampa sul trono papale a causa del Marchese Del
Grillo-Alberto Sordi che commenta: «Morto un papa, se ne fa
un altro».
Questa è la regola per i papi. Ma non per
Paolo Stoppa.
Impossibile farne un altro.
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01/05/2008