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NasaL'organizzazione americana dei viaggi spaziali compie cinquant'anni e guarda a nuove conquiste Fu creata durante la Guerra Fredda per garantire il primato militare, portò a scoperte fondamentali

Il sogno che lanciò il mondo nel futuro

Antonio Angeli
a.angeli@iltempo.it

La Nasa, l'Amministrazione nazionale americana dell'Aeronautica e dello Spazio, compie cinquant'anni, ma dall'inizio della sua attività ad oggi, a livello tecnologico, sembrano passati mille anni. I primi missili sparati nello spazio, negli anni Cinquanta, erano dei rudimentali bidoni pieni di carburante figli delle bombe V1 e V2 di Hitler.

Il razzo vettore Saturno 5, che nel 1969 spedirà verso la Luna l'Apollo 11, è un mostro di tecnologia alto più di cento metri.
Come spesso accade nelle competizioni internazionali la storia della Nasa nasce nell'allora paese rivale degli Stati Uniti: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Alla fine degli anni Cinquanta negli Usa nessuno aveva fretta di varare un programma spaziale. La seconda Guerra Mondiale era vinta, e da molto tempo, e le bombe atomiche potevano viaggiare, si sperava il meno possibile, sui bombardieri strategici. Poi i russi ci misero lo zampino. Il 4 ottobre 1957 un razzo vettore R 7 mise in orbita lo Sputnik, che, con il suo minaccioso «bip», testimoniava chi fossero i conquistatori dello spazio. Temendo la perdita del primato militare e tecnologico nel '58 il presidente americano Dwight Eisenhower firmò l'atto che creava la Nasa, che iniziò immediatamente la sua attività di ricerca decisamente orientata ad una realizzazione rapida dei viaggi spaziali. L'Agenzia è sempre stata civile, ma al suo interno i militari sono stati molti. Comunque in anni di attività ha, ovviamente, perduto l'obiettivo di una supremazia tecnologica e militare.
Oggi, in vista di una nuova stagione di missioni umane sulla Luna, dopo 30 anni di assenza, la Nasa invierà sul nostro satellite una sonda, chiamata Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer (Ladee), che avrà lo scopo di analizzare la natura dei gas sprigionati dalle rocce e dalle polveri che ricoprano la superficie del nostro satellite. La missione è prevista per il 2011. La nuova sfida, per il futuro, è di costruire sulla Luna un centro in grado di ospitare astronauti per periodi prolungati, fino a sei mesi, nel quadro del progetto di ritorno sul suolo lunare previsto per il 2020. Oggi non c'è più la paura del «nemico» a spingere la ricerca, ma la ricerca di nuovi amici, lontano, su un altro pianeta, e ci si stupisce di non averne già incontrati.
Stephen Hawking, il celebre astrofisico britannico, intervenuto alla George Washington University per le celebrazioni del cinquantenario della Nasa, ha cercato di spiegare come mai il genere umano non sia riuscito ad entrare in contatto con degli extraterrestri. Ha detto che le forme di vita intelligenti sono molto rare, «tanto che secondo alcuni è un evento che ancora deve manifestarsi persino qui, sulla Terra», ha affermato con la sua immancabile ironia.

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26/04/2008










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