Il razzo
vettore Saturno 5, che nel 1969 spedirà verso la Luna
l'Apollo 11, è un mostro di tecnologia alto più di cento
metri.
Come spesso accade nelle competizioni
internazionali la storia della Nasa nasce nell'allora paese
rivale degli Stati Uniti: l'Unione delle Repubbliche
Socialiste Sovietiche. Alla fine degli anni Cinquanta negli
Usa nessuno aveva fretta di varare un programma spaziale.
La seconda Guerra Mondiale era vinta, e da molto tempo, e
le bombe atomiche potevano viaggiare, si sperava il meno
possibile, sui bombardieri strategici. Poi i russi ci
misero lo zampino. Il 4 ottobre 1957 un razzo vettore R 7
mise in orbita lo Sputnik, che, con il suo minaccioso
«bip», testimoniava chi fossero i conquistatori dello
spazio. Temendo la perdita del primato militare e
tecnologico nel '58 il presidente americano Dwight
Eisenhower firmò l'atto che creava la Nasa, che iniziò
immediatamente la sua attività di ricerca decisamente
orientata ad una realizzazione rapida dei viaggi spaziali.
L'Agenzia è sempre stata civile, ma al suo interno i
militari sono stati molti. Comunque in anni di attività ha,
ovviamente, perduto l'obiettivo di una supremazia
tecnologica e militare.
Oggi, in vista di una nuova
stagione di missioni umane sulla Luna, dopo 30 anni di
assenza, la Nasa invierà sul nostro satellite una sonda,
chiamata Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer
(Ladee), che avrà lo scopo di analizzare la natura dei gas
sprigionati dalle rocce e dalle polveri che ricoprano la
superficie del nostro satellite. La missione è prevista per
il 2011. La nuova sfida, per il futuro, è di costruire
sulla Luna un centro in grado di ospitare astronauti per
periodi prolungati, fino a sei mesi, nel quadro del
progetto di ritorno sul suolo lunare previsto per il 2020.
Oggi non c'è più la paura del «nemico» a spingere la
ricerca, ma la ricerca di nuovi amici, lontano, su un altro
pianeta, e ci si stupisce di non averne già incontrati.
Stephen Hawking, il celebre astrofisico britannico,
intervenuto alla George Washington University per le
celebrazioni del cinquantenario della Nasa, ha cercato di
spiegare come mai il genere umano non sia riuscito ad
entrare in contatto con degli extraterrestri. Ha detto che
le forme di vita intelligenti sono molto rare, «tanto che
secondo alcuni è un evento che ancora deve manifestarsi
persino qui, sulla Terra», ha affermato con la sua
immancabile ironia.
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26/04/2008