Alla fine dei Settanta sono diventati anche un
musical ad opera di uno dei più celebri compositori
americani, Stephen Sondheim, sulla scorta di un testo
scritto da un noto scrittore inglese, Hugh Wheeler, e
andato incontro a un totale successo a Broadway e a Londra
da raggiungere le 557 repliche, seguite da vari premi.
Da quel musical il film di oggi riscritto per lo
schermo da John Logan, lo sceneggiatore di "The Aviator" e
del "Gladiatore", e diretto da Tim Burton che, per la sesta
volta, ha voluto al suo fianco come interprete l'alter ego
delle sue fantasie folli ma geniali, Johnny Depp, al quale
ha chiesto perfino di cantare, senza deluderci.
La
vicenda, più o meno, è quella nota anche se si discosta,
come le altre, dalla storia vera di Sweeney Todd a metà
Settecento, così come oggi si può leggere, stampata anche
in Italia, in un testo anonimo che faceva parte di una
collana a basso prezzo rigurgitante sadismi. Siamo a Londra
negli stessi anni (e negli stessi climi) in cui operava
Jack lo Squartatore. Sweeny Todd, che era stato barbiere,
esce di prigione dove era stato rinchiuso da un giudice che
lo aveva fatto condannare innocente solo per portargli via
la moglie e che adesso medita di sposare la loro figlia,
adottata all'inizio con quell'intenzione. Naturalmente cova
la vendetta, e in attesa di tagliare la gola al suo nemico
taglia quelle dei tanti clienti che si avvicendano ignari
sotto il suo rasoio. Coadiuvato da una ostessa che, con i
cadaveri delle sue vittime, fa ghiotti pasticcini. Da
queste spunto il resto. Che si concluderà in un bagno di
sangue.
Ecco, il sangue. Era il vero protagonista del
musical, ma qui, su uno schermo, ha modo di proporsi oltre
ogni orrore possibile. Con questo, perfino nei momenti in
cui si passa ogni misura, senza impedire che Tim Burton si
imponga con uno stile che sa coniugare la musica con le
atrocità, il dolore di certi personaggi con la malvagità di
altri, in una cornice ottocentesca magicamente ricreata
dalle scenografie splendide del nostro Dante Ferretti,
fasciate dalle luci nere della fotografia di Dariusz Wolki,
reduce dai due "Pirati dei Caraibi".
Il merito maggiore
del film, però, è l'interpretazione diabolica e spettrale
di Johnny Depp: pallidissimo, gli occhi funereamente
cerchiati, una mimica devastata dal furore e dallo spasimo.
Ad ogni sua apparizione suscita spaventi.
Senza
scadere nel Grand Guignol.
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24/02/2008