È la vera storia della squadra composta
dai detenuti del carcere di Milano che, nel 2002, si è
aggiudicata il campionato di terza categoria. Alla vicenda
sono ispirate le due puntate della fiction, in onda
domenica e lunedì sera. Pierfrancesco Favino interpreta un
famoso allenatore che, in un momento di crisi personale,
sceglie di tornare a casa, a Pesaro, per guidare la squadra
del carcere in cui è detenuto il fratello. Isabella Ferrari
è il neo direttore dell'istituto in questione. Col
progressivo concretizzarsi di quella che sembrava
un'impresa impossibile, la fuga dietro alla sfera di cuoio
dovrebbe diventare la metafora di una libertà comunque
possibile e di una dignità da riconquistare. Tanta fatica
per nulla perché, nonostante l'ottimo spunto e le grandi
ambizioni narrative, il risultato televisivo è goffo e
sgraziato. Nella puntata di domenica, il personaggio
interpretato dalla Ferrari, più che il direttore di un
carcere è sembrato la sua parodia. Di difficile
comprensione le parole del sempre cupo Favino. Poliziotti e
detenuti poco più che macchiette, il carcere una gag.
Sciatta la regia, scontati i dialoghi, inadatte le
musiche.
Un sollievo per Canale 5 che, con "La figlia
di Elisa", dopo due sconfitte, con 4.612.000 spettatori si
è aggiudicata la serata, lasciando la fiction di Raiuno a
4.415.000. Anche troppi.
20/11/2007