È stato il simbolo, nei '60,
dell'era hippy e della beat generation, del pacifismo «a
tutti i costi» e della difesa dei diritti civili. Ma
contemporaneamente era un rabbioso antifemminista. Amava lo
sport e gli sportivi, però beveva litri di whisky e fumava
(senza farne mistero) marijuana. Era ebreo e
qualche volta se l'è presa con Israele; si è anche
azzuffato con le comunità ebraiche. È stato la
personificazione del dissenso e dell'antipolitica. Ma una
volta tentò di darsi alla politica, candidandosi come
sindaco di New York. Ed è stato, soprattutto, uno dei
massimi scrittori del Novecento, creando il cosiddetto
«Nuovo giornalismo», che unisce la profondità del romanzo
all'energia dell'inchiesta di cronaca. In più è stato
giornalista, regista ed anche attore.
Nacque a Long
Branch, nel New Jersey e passò la sua giovinezza nel
quartiere newyorkese di Brooklyn. Studiò ad Harvard,
laureandosi in ingegneria aeronautica, ma l'ingegnere non
lo fece mai. Combatté nella seconda Guerra Mondiale e il
successo arrivò nel '48 con il romanzo «Il nudo e il
morto», basato sulla sua esperienza del conflitto nel
Pacifico. Nei '60 fonda il giornale «The Village Voice», al
Greenwich Village di New York, una pietra miliare
della controcultura. Nel 1967 firmò «Perché siamo in
Vietnam?». Dal suo libro «I duri non ballano» trasse un
film con Isabella Rossellini. Si dedicò profondamente alle
biografie scrivendone di Pablo Picasso, Marilyn Monroe e
Lee Harvey Oswald, l'assassino del presidente Kennedy, in
un libro, «Il racconto di Oswald - Un mistero americano»,
che spara a zero su ombre e misteri di quel tragico evento.
La vera ossessione della sua vita fu Hitler.
Per dieci anni, chiuso nella sua casa in Massachussetts,
Mailer ha studiato la figura del dittatore nazista
su quintali di documenti, rifiutandosi di rivelare perfino
alla sua sesta moglie su cosa stava lavorando. Da questa
lunga, tormentata esperienza nacque il suo ultimo libro:
«The Castle in the Forest», uscito nel 2006. Si racconta
della famiglia e dei primi anni di vita di Adolf Hitler,
figlio di un incesto, esempio assoluto di malvagità e
perversione. Ma il personaggio che lo ha impegnato di più,
per sua stessa ammissione, è stato Gesù. «È stato più
facile scrivere di Hitler e del diavolo piuttosto che di
Gesù Cristo», disse lo scorso 26 gennaio lo
scrittore. Nel '97 era uscito «Il Vangelo secondo il
figlio»: in questo libro la storia è narrata dallo stesso
Gesù Cristo. Un testo che, come quasi tutto quello che ha
fatto nella vita Mailer, ha scatenato furibonde polemiche.
«Tuttavia credo di aver compreso meglio Hitler di Gesù»,
aveva azzardato. «Scrivere un libro su Hitler è stata
l'ossessione della mia vita. Un'ossessione - aveva spiegato
Mailer - iniziata più o meno 50 anni fa, o forse anche
prima. Quando mia madre avvertì che Hitler avrebbe ucciso
tutti gli ebrei. Hitler è stato il peggior veleno contro la
civiltà e la specie umana che ha prodotto la storia».
In tutto lo scrittore ha realizzato 35 libri più un
dramma teatrale. Si è sposato 6 volte ed è stato padre di 9
figli. Ha recitato in 7 film, di 12 ha scritto la
sceneggiatura (quasi tutti tratti da suoi libri), ne ha
prodotti 3 e diretti 4. Una vita piena di arte, ironia e
contraddizioni.
11/11/2007