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Spettacoli

GialloIn «La giusta distanza» uno straniero è accusato di omicidio

Mazzacurati: «Il male? È una cosa banale»

Antonio Angeli
a.angeli@iltempo.it


«Il male? È una cosa banale, non serve tanto sangue o tanta violenza per rappresentarlo, si nasconde dietro la vita di tutti i giorni», con queste parole Carlo Mazzucurati presenta il primo film italiano in concorso alla Festa di Roma: «La giusta distanza», con Fabrizio Bentivoglio, Valentina Lodovini, Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene.

Il film, ambientato nel delta del Po, racconta di un immigrato tunisino che viene accusato dell'omicidio di una ragazza. È da oggi nelle sale.
Il regista parla del suo amatissimo Veneto, che non vuole chiamare Nordest perché la regione ha un suo nome e una sua storia, e di rapporti tra uomini e culture. Non racconta volentieri come è nato il titolo perché, probabilmente, ben pochi ne hanno colto la profonda ironia. Evidentemente per il regista l'aggettivo «giusta» e il sostantivo «distanza», quando si parla di diverse culture, proprio non vanno d'accordo.
Nel film c'è anche il tentativo di risarcire «la nostra provincia - ha detto - dai tanti travisamenti di cui è così spesso stata oggetto». Una provincia intesa anche come «luogo immaginario, dell'anima», come «modo di stare al mondo» e che dunque potrebbe essere in Veneto, come in America o in Giappone.
Mazzacurati, che da qualche anno è tornato a vivere a Padova, si dice sinceramente dispiaciuto che si parli del Nord d'Italia enfatizzandone in modo superficiale gli aspetti negativi: tutta gente razzista, che non paga le tasse e pensa solo ai soldi. Invece, specifica «è il luogo dove c'è il massimo livello di integrazione e di contratti di lavoro regolari».
Un film basato su un fatto di cronaca? «Sì e no - risponde il regista - La storia è credibile, al pari di un fatto di cronaca, ma è pur sempre una storia inventata».









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