Qui ci
racconta una storia carica di colpi di scena che,
ambientata a New York, ci dice di un faccendiere, il
Michael Clayton del titolo (con la faccia, appunto, di
George Clooney) che lavora in uno studio legale dove ha
soprattutto degli incarichi ai margini dell'illecito,
alcuni, anzi, addirittura sporchi. Vi adempie non solo
perché ha un'indole coriacea, indifferente alla legalità,
ma perché, a causa di sbagliate operazioni finanziarie, è
perpetuamente a corto di denaro. Un giorno viene incaricato
di tenere a bada un caso in cui è coinvolta una
multinazionale, tra le migliori clienti dello studio,
adesso minacciata dalle possibili rivelazioni di un celebre
civilista venuto a conoscenza di sue terribili truffe, a
danno anche della salute dei consumatori.
Clayton
obbedisce, presto però si rende conto delle ragioni del
civilista e dei misfatti di quella multinazionale difesa da
una avvocatessa pronta anche a far uccidere per raggiungere
i suoi scopi. Così, dopo che ha visto attentare anche alla
propria vita, dovrà decidere...
Molta, moltissima
azione. Con ritmi spesso angoscianti. Ma anche un disegno
attento (e quasi minuzioso) dei personaggi, indagando non
solo nei loro caratteri ma nelle situazioni (anche private,
familiari) che hanno attorno, riuscendo a proporci delle
fisionomie a tutto tondo analizzate, specie quella del
protagonista, in modo da metterne in evidenza, spiegandoli,
i mutamenti anche morali che via via si profilano al suo
interno: arrivando quasi a una lucida radiografia di una
crisi di coscienza.
Il film, però, è anche costruito in
modo che l'azione pretenda sempre il primo piano, con
tensioni, strappi e, verso la fine, una serie di
interrogativi sulle decisioni che assumerà il protagonista
in cui si è coinvolti quasi con affanno, tra accorgimenti,
sorprese, colpi di scena che, i loro modi, sembrano perfino
derivare dal thriller.
Al centro, George Clooney non fa
il divo: privilegia toni dimessi, quasi grigò, all'insegna
non di rado di una certa malinconia. La temibile
avversaria, di fronte a lui, è Tilda Swinton che sfoggia
con successo una insolita grinta di ghiaccio; quasi
malefica.