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Spettacoli

I saggi sull'etica della democrazia
Volontè e Pamparana alla ricerca delle radici d'Europa

di FLAVIO FELICE «TI RIVOLGO, o vecchia Europa, un grido pieno d'amore: Torna a te medesima, sii te stessa! Riscopri le tue origini.

Ravviva le tue radici. Rivivi quei valori autentici che hanno fatto gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza tra gli altri continenti». È questo il "solenne atto europeistico" pronunciato da Giovanni Paolo II nello storico pellegrinaggio a Santiago di Compostela nel 1982. Proprio da tale considerazione emerge una domanda fondamentale: qual è oggi la matrice culturale che domina il panorama europeo? A questo interrogativo ha tentato di rispondere Luca Volontè, nel suo libro inchiesta "La congiura di Torquemada. L'eclissi di luna che colpì Buttiglione" (Rubbettino). Il libro si inserisce in un ricco filone che si interroga su quale cultura possa meglio promuovere i diritti umani e le ragioni etiche della democrazia: il recente libro di Andrea Papamparana su "Abelardo" (Ancora) ne è un'ulteriore ed eloquente dimostrazione. Il lavoro di Volontè ripercorre con rigore l'intera vicenda che anticipò, accompagnò e seguì la bocciatura del professor Buttiglione da Commissario europeo. Escluso in quanto la sola eventualità che potesse testimoniare la sua fede cattolica è stata considerata dal Torquemada laicista incompatibile con l'esercizio delle funzioni di Commissario. Il bel libro dell'onorevole Volontè è una miniera di informazioni al riguardo. Alla domanda su quale fosse la sua personale idea sull'omosessualità, il Commissario designato rispose che, fatta salva la distinzione kantiana tra "morale" e "diritto", la sua posizione da cattolico non poteva non ritenere l'omosessualità un "disordine morale", in definitiva, un "peccato"; pur tuttavia, ribadiva il Ministro, tale opinione non avrebbe potuto in alcun modo condizionare il suo operato di alto funzionario europeo. Esiste un filo rosso che lega tale evento e il tentativo di alcuni europarlamentari italiani di far passare a Strasburgo una risoluzione contro il presidente dei vescovi Monsignor Bagnasco. Un filo rosso contrassegnato da una cultura cristofobica che farebbe del Vecchio Continente una realtà politica stanca, decadente, disillusa e rinunciataria. Ebbene, chi dimentica la propria storia, rinuncia deliberatamente di affermare quanto di più prezioso avrebbe da esprimere, potrà mai promuovere e difendere le ragioni della democrazia e della libertà? Sarà mai in grado di difendersi da se stesso? Nella riflessione di Wojtyla prima e di Benedetto XVI poi, il progetto di unità europea non viene percepito come la pratica di un frammento dell'esperienza umana: l'Europa non è ridotta a mera prassi politica o economica, ma investe in primo luogo la sfera antropologica e si risolve nella domanda delle domande, l'agostiniana magna quaestio che interpella le menti dell'uomo di tutti i tempi. È stato proprio Giovanni Paolo II, sulla scia di una tradizione bimillenaria, a proporci un'interpretazione soggettiva della prassi che ha restituito dignità etica al lavoro, alla partecipazione politica, all'agire imprenditoriale.









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