UN'INIZIATIVA da segnalare, quella di una associazione che ha voluto definirsi «Selfcinema» e che sta mettendo in pratica un sistema nuovo per distribuire i film nelle sale: il pre-acquisto dei biglietti da parte di futuri spettatori per cifre che possano assicurare agli esercenti un incasso garantito almeno per la prima settimana di proiezione. Favorendo in questo modo a film privi di distribuzione la possibilità di uscite in contemporanea nei cinema delle principali città italiane. Ha cominciato a beneficiare di questa iniziativa il film di oggi realizzato da un autore, Pietro Reggiani, non solo apprezzato tempo fa per un suo cortometraggio «L'asino che vola», ma premiato per questo suo lungometraggio sia al Tribeca Film Festival di New York sia tra le opere prime, al Festival du Monde di Montréal. Premi meritati perché ci troviamo di fronte a un esperimento per nulla velleitario, compiuto invece in ogni sua parte, all'insegna di una ricognizione fine e gentile all'interno del mondo dell'infanzia. Il protagonista, Sergio, ha nove anni. È figlio unico e, un'estate, accompagna papà e mamma, per le vacanze, in una casa che possiedono nelle campagne attorno a Verona. D'animo solitario, anziché giocare con i suoi compagni, preferisce giocare da solo mettendo la sua fantasia a servizio di imprese generalmente mirabolanti, come la conquista della Luna, immaginandosi vestito da astronauta, o una sequenza da film western con tanto di cappellone e pistola da cawboy. Un giorno apprende che la sua mamma sta per dargli un fratellino, poi, dopo che si è verificato un inatteso aborto, anziché ammettere di restare lì da solo, si immagina invece di avere al suo fianco quel fratellino minore mai nato il quale gioca, si confronta, intreccia dispute e contese, alcune anche cruente. E non si fermerà nemmeno quando i genitori decideranno di metter fine alle sue invenzioni, bloccate a un certo momento anche dalla fine dell'estate. Solo in apparenza, però. Cinque anni dopo ritroveremo Sergio in una corriera. Sul sedile accanto a lui, ammiccandogli, ha di nuovo il fratellino... Tutto sospeso, delicato, svolto con tocco lieve. Senza mai i bamboleggiamenti dell'infanzia e, al contrario, con una naturalezza che sa vestire di accenti reali persino le figure, le situazioni e i gesti inventati dal piccolo protagonista. In cifre, anche visive, di quieta concretezza. Rispecchiata dalla recitazione dei due bambini, Davide Veronese e, il più piccolo, Tommaso Ferro. Con il segno del vero. E dell'autentico.