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Spettacoli

Prima Giletti, poi la Carrà e Mara Venier: non mollo, voglio la verità

di MARIDA CATERINI SEMBRA sia divenuta una moda, a Raiuno, ergere le barricate contro il responsabile della rete, Fabrizio Del Noce.

Con il mandato in scadenza, sei garanzie consecutive vinte in quattro anni di gestione, il direttore viene attaccato dalle sue più prestigiose creature. Ad aprire le ostilità è stato Massimo Giletti, successivamente è arrivata Raffaella Carrà che ha attribuito lo scarso gradimento del suo programma «Amore» al fatto che Del Noce non amasse i bambini, e adesso è la volta di Mara Venier, sostituita per la prossima edizione di «Domenica in» da un tris di agguerrite aspiranti primedonne, Lorena Bianchetti, Luisa Corna e l'imitatrice Gabriella Germani. Insomma tutti all'attacco di un direttore «colpevole» di non aver rispettato abbastanza la propria dignità professionale. Gli ultimi due casi sembrano destinati a rinfocolare le polemiche e l'affare Venier potrebbe anche approdare, secondo alcuni, persino sul tavolo del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini. Infatti, secondo il consigliere Sandro Curzi e il senatore dell'Ulivo Esterino Montino, se la denuncia di Mara sulle presunte pressioni vaticane fosse fondata, saremmo di fronte a un fatto «grave e preoccupante». Ma stanno sollevando anche un interrogativo che circola insistentemente nei corridoi di viale Mazzini, soprattutto negli ambienti di Raiuno: non è che dietro questi polemici atteggiamenti, all'indomani del responso elettorale, si celi il tentativo di molti personaggi di riposizionarsi nell'area della sinistra, dopo essere stati velatamente o apertamente simpatizzanti della destra? Non è che, decaduto il potere che pure Berlusconi ha fatto pesare come premier, su viale Mazzini, si tenti di salire tutti sul carro del vincitore? Intanto i recenti fatti: Mara Venier nei giorni scorsi, si era lamentata di essere stata avvertita della sua sostituzione a «Domenica in» dal suo agente Lucio Presta. «Presta mi ha riferito che Del Noce sarebbe stato costretto a sostituirmi per le pressioni ricevute dal Vaticano a cui non era gradito il mio modo di fare tv», aveva dichiarato la conduttrice. Sono trascorsi alcuni giorni, ma la Venier è ancora convinta ad andare avanti per accertare la verità. «È vero», ci dice al telefono, «qualche mese fa avevo espresso l'intenzione di allontanarmi per un periodo dalla tv, ma non ne ero del tutto convinta e forse non l'avrei mai messa in pratica. Quel che maggiormente mi ha colpito è che avrei voluto almeno essere avvertita della sostituzione che si preparava a "Domenica in". Capisco che si deve lasciare spazio a professionalità giovani ed emergenti, ma avrei desiderato che almeno mi si chiedesse se ero disposta a continuare l'avventura anche per il prossimo anno. Forse la mia risposta sarebbe stata negativa. Ma la maniera non cui tutto è avvenuto mi spinge adesso a voler fare chiarezza. Non nascondo che si tratta di un vero dolore per me che ho già pagato in maniera consistente, con la sospensione di una settimana dal video, la lite avvenuta il 22 gennaio scorso tra Zequila e Pappalardo nella puntata di "Domenica in". Un dolore che mi piomba addosso proprio alla vigilia di un evento importante, il mio matrimonio». «Consiglio a Mara di godersi il suo matrimonio e di non farsi turbare da angosce professionali, anche se, conoscendo Del Noce, non credo che la sostituzione di Mara sia stata una ritorsione politica. E poi il fatto che il Vaticano non la vorrebbe, credo proprio siano frasi che si dicono», dice Pippo Baudo. Solo alcune settimane fa Raffaella Carrà aveva accusato Del Noce di non aver creduto nel programma «Amore», di non averla sostenuta perché, a suo dire, il direttore non ama i bambini. Questo, secondo la show girl, era stato il motivo dello scarso successo di pubblico conquistato dal suo programma. Ma negli ambienti di Raiuno le versioni che si rincorrono hanno un unico comun denominatore: è diventata una tendenza accusare il direttore Del Noce perchè si sa che il suo mandato è in scadenza e quindi si presta bene in questo periodo a rappresentare il classico capro espiatorio. Per quanto rig









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