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Nicolas Bay (Front National): "Il no a Renzi come la sconfitta della Clinton"

Nicolas Bay (Front National): Il no a Renzi come la sconfitta della Clinton

«Il “no” a Renzi è il "no" alla Clinton». Il Front National benedice ufficialmente così la campagna dei sovranisti italiani contro la riforma Boschi. Ne è convinto Nicolas Bay, eurodeputato e segretario generale del Fn, ospite a Milano del centro studi Koinè Diàlektos. A Il Tempo Bay, uno degli uomini più vicini a Marine Le Pen, consegna una riflessione a 360° sull’effetto Trump e su un 2017 che - tra Roma, Vienna e Parigi - potrebbe riconsegnare le chiavi dell’indipendenza ai popoli europei.

Dopo la Brexit è arrivato il ciclone Trump. La «compagnia dei patrioti» aumenta?

«Stiamo assistendo al disconoscimento graffiante di ciò che il filosofo americano Francis Fukuyama aveva teorizzato come "la fine della storia". Al contrario, la storia sta tornando e sembra davvero che siano i popoli a farla. Riprendendo in mano il loro destino, liberandosi dalla tutela moralistica e totalitaria delle élite mondialiste, i popoli rifiutano uno a uno gli scenari stabiliti e proclamati dagli esperti, che ritengono che non si debbano ascoltare i popoli ma educarli. Al di là delle differenze che possono esistere è certo che noi stiamo assistendo a un movimento globale: la rivolta dei popoli e delle patrie».

Quali sono i fattori che stanno determinando la crescita dei movimenti patriottici?

«La dinamica patriottica è nutrita da elettori (a volte essi stessi responsabili, che riconoscono i loro errori) che vengono dalla sinistra sincera dove la difesa degli operai non era ancora stata rimpiazzata da quella degli immigrati clandestini. È certo che il rifiuto dell’immigrazione di massa e incontrollata sia spesso determinante nelle scelte elettorali, perché è il sintomo più visibile del tradimento dei governi che si sono succeduti, sostenendo le stesse politiche una volta al potere».

Che responsabilità hanno gli esponenti del cosiddetto «centrodestra» europeo?

«Sarkozy nella sua opera Testimonianza (della quale la prefazione italiana era stata presentata da... Gianfranco Fini) scriveva: "Io penso che i francesi attendano una Francia del dopo, una Francia dove il ’francese di stirpe’ scomparirà". Vuol dire che già all’epoca l’ex presidente della Repubblica non aveva per nulla compreso l’aspirazione profonda dei francesi. Noi invece crediamo che la Francia, le nazioni e i popoli abbiano ancora qualcosa da dire».

L’Ue è sempre più in crisi e adesso è in discussione anche la Nato. Il 2017 può essere l’anno della svolta?

«Noi lo speriamo. Meglio ancora, lavoriamo per questo. L’elezione di Trump può lasciare intravedere dei vantaggi nel senso dell’uscita delle nazioni europee dalla "protezione", cioè dalla tutela americana. D’altra parte il semplice fatto che l’Europa sia ancora sotto lo scudo della Nato, traduce bene a che punto l’Ue non sia un’Europa della potenza ma un’Europa dell’impotenza».

Capitolo elezioni francesi. Che messaggio è quello della «rosa blu», simbolo caro alla tradizione operaia, con cui Marine Le Pen si presenta da candidata presidente?

«Gli operai hanno già capito da tempo il nostro messaggio, dato che ci votano in massa elezione dopo elezione. Questa rosa è anche l’espressione della femminilità della nostra candidata e di una visione un po’ letteraria, quasi poetica, della lotta politica: l’impegno per il bene comune e l’interesse generale non può essere fatto di calcoli contabili e chiede un supplemento d’animo. La rosa simbolizza l’idea che ciò che sembra impossibile può diventare possibile. Su un piano più prosaico si può in effetti vedere dentro la rosa un simbolo spesso collegato a una certa lotta sociale, mentre dentro al blu un colore associato all’ordine. L’associazione di queste due dimensioni non ha nulla di spiacevole».

Il 4 dicembre tra Vienna, con Hofer, e Roma, con il referendum, si scrive la storia?

«Certo, aspettiamo tutti con impazienza il risultato del nostro alleato dell’Fpö, perché l’elezione alla presidenza della Repubblica di Hofer è stata rubata una prima volta dalle irregolarità. E poi, al di là dei legittimi aspetti politici nazionali, il "no" al referendum di Renzi può permettere al popolo italiano di prendere il suo posto nella battaglia globale. Il no a Renzi è anche il no a Clinton. È il no alle pseudo élite che hanno deciso troppo a lungo al posto dei popoli».

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