EINSTEIN AVEVA RAGIONE

Nobel della Fisica ai padri delle onde gravitazionali

A un secolo di distanza dalla previsione teorica della relatività generale di Albert Einstein, la scoperta delle onde gravitazionali non poteva che regalare ai suoi studiosi più appassionati il maggior riconoscimento della comunità scientifica internazionale. L’accademia di Stoccolma, infatti, ha assegnato il Premio Nobel 2017 per la Fisica a Barry Barish e Kip S. Thorne, entrambi del Calthech (California Institute of Technology), e Rainer Weiss del MIT (Massachusetts Institute of Technology), per il loro ruolo nella scoperta delle onde gravitazionali, come promotori e fondatori degli strumenti LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory).

"È qualcosa di completamente nuovo e diverso, apre a mondi mai visti", è la motivazione della Royal Swedish Academy of Sciences nell’annunciare il premio pari a 1,1 milione di dollari. L’annuncio della storica scoperta delle onde gravitazionali è stato dato dalle collaborazioni scientifiche LIGO e VIRGO, alla quale l’Italia partecipa con l’Istituto nazionale di fisica nucleare, l’11 febbraio 2016, nel corso di due conferenze stampa congiunte, negli Stati Uniti a Washington nella sede della National Science Foundation (NSF), che finanzia il progetto LIGO, e in Italia a Cascina, dove si trova lo European Gravitational Observatory (EGO), che ospita e gestisce l’interferometro VIRGO.

La prima rivelazione delle onde gravitazionali era avvenuta il 15 settembre 2015 a opera degli interferometri gemelli Advanced LIGO, negli Stati Uniti. Nel corso del successivo periodo di osservazione, altre due rivelazioni sono state annunciate. Dal 1° agosto 2017, l’interferometro VIRGO si è unito ai due LIGO nella presa dati: questo ha portato a una nuova osservazione di onde gravitazionali, annunciata il 27 settembre 2017. Con questa prima rivelazione a tre strumenti, che consente di localizzare la sorgente delle onde gravitazionali con inedita precisione, si è così entrati nel vivo dell’era dell’astronomia gravitazionale, un modo completamente nuovo per studiare il nostro universo.

Allo studio ha partecipato, tra gli altri, anche l’italiano Adalberto Giazotto, che ha dato un contributo fondamentale, individuando nella capacità di rivelare segnali a bassa frequenza la chiave del successo, e che già nel 2001 aveva proposto di realizzare una rete mondiale di interferometri. "Premiata la scoperta del secolo - commenta Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - realizzata dopo un secolo di attesa: giusto riconoscimento a chi con tenacia ha, per oltre vent’anni, inseguito il visionario progetto di riuscire a captare il debolissimo segnale generato da un catastrofico evento avvenuto lontano, nel cosmo".

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