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Incontinenza: ne soffre il 20% degli italiani. C'è mutismo e vergogna

Nuove prospettive di modelli d’assistenza

Incontinenza: ne soffre il 20% degli italiani. C'è mutismo e vergogna

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L’incontinenza urinaria è tra le 5 patologie più costose e diffuse al mondo. In Italia ne soffrono il 20-30% di tutte le donne e il 5-10% degli uomini ma se ne parla poco, perché si prova vergogna e imbarazzo e per questo molto spesso chi ne soffre non va dal medico. Persino con la convinzione che, in particolare per le donne più avanti con gli anni, in fondo faccia parte degli "acciacchi" dovuti all'età. Anche per questo è un problema sanitario e sociale di enormi dimensioni che registra molto "sommerso" non diagnosticato e che invece potrebbe essere contrastato in modo significativo. Ne sono convinte la Società Italiana di Urodinamica, la Fondazione SIU Urologia, l’Associazione italiana di Urologia ginecologica e del Pavimento pelvico e la Fondazione Italiana Continenza che ieri, a Roma, nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Società italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria – SICS, hanno presentato le prospettive offerte dai nuovi modelli di assistenza sul territorio che, purtroppo molto lentamente, stanno realizzando alcune regioni italiane per utilizzare nuove soluzioni terapeutiche poste interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale

 

 

 

ASSISTENZA AD HOC - L’incontinenza, nel suo complesso, costa come l'artrite e più dell’influenza e dell’osteoporosi, eppure le istituzioni faticano ancora a riconoscerla come una patologia pesantemente invalidante. Per il mese di novembre è prevista la chiusura dei lavori del tavolo ministeriale sull'Incontinenza urinaria da cui è attesa l'elaborazione di un corposo documento indirizzato alle Regioni. Al centro del testo l'ipotesi di costituire in ogni regione italiana una rete assistenziale ad hoc sul modello del Piemonte. Il Piemonte è stata infatti la Prima Regione ad istituire sul territorio Centri dedicati all'incontinenza urinaria e la prima ad aver deliberato l'istituzione di un percorso di presa in carico (PAC – Pacchetto ambulatoriale complesso) per l'incontinenza urinaria da urgenza e neurologica, con l'obiettivo di utilizzare da subito la recente opzione di rimborsabilità della terapia con tossina botulinica, già autorizzata per questa patologia, che si è dimostrata efficace per queste forme di incontinenza.

 

 

IN SOLDONI - “Per il 2016” ha sottolineato Antonio Carbone, Direttore UOC Urologia alla Sapienza Università di Roma “è stimata una spesa generale di circa 360 milioni di euro a carico del sistema sanitario italiano per la gestione della patologia dell’incontinenza, dove i costi per i presidi sanitari come i pannoloni hanno un peso considerevole. Anche la spesa per i pazienti è considerevole, specie per l'acquisto di quei farmaci per l'incontinenza urinaria da urgenza che sono a totale carico dell'utente e che corrisponde ad una media annua di circa 550 euro a persona. Poiché sono esclusi da questo calcolo tutti i costi indiretti e, soprattutto, i costi della filiera distributiva dei presidi e dei farmaci, in realtà la spesa è sicuramente maggiore. La costante ricerca di nuove opzioni terapeutiche come il trattamento con tossina botulinica, medicinale già autorizzato in Italia per il trattamento dell’incontinenza urinaria, ha pertanto l'obiettivo di migliorare da un lato la qualità di vita dei pazienti ma anche di contenere la spesa per il sistema sanitario e per l'utente stesso”.

 

 

RISPOSTE - “E' possibile dunque migliorare i servizi, anche dal punto di vista dei costi, migliorando l'offerta sul territorio” ha chiosato Enrico Finazzi Agrò, Presidente della SIUD rinnovando l’appello delle Società scientifiche ad operare al più presto un’armonizzazione su tutto il territorio nazionale. “Al tavolo ministeriale peraltro” ha aggiunto “non pensiamo alla costruzione di nuove strutture ma alla riorganizzazione in rete di quelle esistenti, evitando dispersioni di tempo e soldi sia da parte del paziente sia da parte del sistema sanitario. Questo modello, al momento già previsto in Piemonte e prossimamente nel Lazio, crediamo sia la strada migliore per una razionalizzazione delle spese, dei servizi e per un miglioramento dell'efficienza e della risposta assistenziale ai bisogni di salute dei cittadini”.
 

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