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L’omeopatia non è più una «sconosciuta»

Il 20% degli italiani la usa almeno una volta l’anno. Gorga (Omeoimprese): «Non è un’alternativa alla medicina tradizionale»

Non ci sono studi che ne dimostrino l’efficacia. Eppure molti medici la consigliano, tanti italiani la utilizzano e tantissimi la conoscono. Parliamo dell’omeopatia controversa pratica di medicina basata sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann, osteggiata da meta analisi di esponenti scientifici e confusa dai non addetti ai lavori, talora con i fiori di Bach.

A sfatare questa «leggenda» sono i dati del sondaggio Emg Acqua (oltre 2 mila interviste su un campione rappresentativo di italiani maggiorenni) che Omeoimprese, l’associazione delle maggiori aziende italiane produttrici di farmaci omeopatici, diffonderà lunedì 11 aprile in occasione della Giornata internazionale dell’Omeopatia. Più del 20% degli italiani utilizza medicinali omeopatici almeno una volta l’anno, il 4,5% della popolazione si affida alle cure complementari con una frequenza quotidiana o settimanale e, soprattutto oltre l’80% degli intervistati conosce l’omeopatia, settore che, nonostante la crisi, continua a crescere: nel 2015 il fatturato delle aziende aderenti a Omeoimprese è cresciuto in media del 3%.

Soddisfatto del risultato?

«Grazie a questa ricerca possiamo capire quali sono le aspettative e i timori che gli italiani hanno nei confronti dell’omeopatia - spiega il presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga, direttore Pubblic Affairs di Guna - Soprattutto i dati sono per noi molto positivi e interessanti, ma ci dicono che dobbiamo lavorare per cercare di informare sempre di più la popolazione».

Su consiglio di farmacista, parenti e amici, medico generi,specialista: si passa all’omeopatia in alternativa alla medicina classica?

«L’omeopatia mai si è posta come alternativa terapeutica alla medicina tradizionale e ogni cura è frutto di scelte consapevoli o meno di un medico. Occorre arginare certi professionisti con una regolamentazione definitiva per tutelare i pazienti da apprendisti stregoni. In Senato è depositato il testo di una legge che aiuterebbe a regolamentare definitivamente la formazione in medicina omeopatica. Occorre velocizzare l’iter di approvazione e che quelle regioni che ancora non lo hanno fatto regolamentino insieme agli ordini dei medici la formazione dell’omeopata».

Cioè?

«Quando si parla di omeopatia è fondamentale sottolineare che si tratta di una medicina che integra e affianca la medicina tradizionale in modo naturale se guendo le caratteristiche e le esigenze di ognuno».

Dal sondaggio emerge che a fidarsi dei medicinali omeopatici sono le donne, il 60,4%, tra i 35 e i 54 anni. Oltre la metà degli utilizzatori (53,7%) ha un’istruzione superiore, il 34,4% vive nel Nord-Ovest, seguiti dal 21,9% del Nord Est, il 16,2% del Centro, il 14,7 del Sud e il 12,8% delle Isole.

Non male per medicinali che si pagano...

«Esatto, gli italiani che hanno familiarità coi nostri prodotti sono tanti nonostante i farmaci omeopatici e le visite specialistiche siano completamente a carico del paziente. In altri Paesi europei, tipo la Francia, l’omeopatia è sostenuta e finanziata dal servizio sanitario nazionale», conclude Giovanni Gorga.

Altro dato interessante è quello sui bambini: quasi 3 italiani su dieci utilizzano farmaci omeopatici per i bimbi, dai sei anni in su, soprattutto per infezioni respiratorie. Ecco, in genere si sceglie il prodotto omeopatico per riniti, raffreddori, influenze, dolori articolari o muscolari, allergie e problemi all’apparato respiratorio. Insomma mentre il 18,6% degli intervistati continua a pensare che l’omeopatia sia meno efficace della medicina tradizionale, queste cure complementari non sono più sconosciute visto che gli italiani che utilizzano i farmaci omeopatici (fosse pure la popolare arnica) sono sempre di più anche se molti contestano le terapie troppo lunghe oltre che costose. Come dire, del sondaggio Emg Acqua è soddisfatta Omeoimprese ma lo sarebbe anche il vecchio e imcompreso Samuel Hahnemann.

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