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Notizie - Roma

11/02/2012, 05:30

La speranza del riciclo nella scultura-installazione di Hirose

Plastica con un cuore che batte

Come si possono trasformare nove anni di vita in oggetti da riciclare ma anche in un'opera d'arte? Creando «L'isola: un'esistenza di nove anni», come ha fatto l'artista giapponese Satoshi Hirose per la mostra nella Galleria Maria Grazia del Prete, in via di Monserrato 21.

È una grande scultura-installazione formata dall'accumulo di tappi di bottiglie d'acqua di plastica che l'artista ha consumato in nove anni. Il materiale di riciclo ha un cuore nascosto al suo interno formato da un po' di fagioli dorati che richiamano la natura. Il tempo si materializza in un'isola colorata che riunisce in sé l'artificiale e il naturale, portandoli ad un nuovo equilibrio. E lo spettatore è attratto da quel poetico gioco d'assemblaggio che evoca anche la creatività dei bambini. Del resto ognuno di noi è un'isola misteriosa e solitaria fatta di memoria e materia, un po' come l'opera di Hirose ci suggerisce. Sulle pareti della galleria scorre poi una sequenza di foto che ritraggono le metamorfosi del concetto di casa in città diverse, dalle baracche alle cucce per cani e ai nidi di uccelli. Sorprendenti le sculture di micromondi in plexiglas in cui sono sospesi fagioli, semi, minuscole mappe, un universo incantato nel quale perdersi con lo sguardo, come fosse immenso. In ogni opera l'artista si identifica col materiale usato, secondo lo spirito zen, e ciò è avvenuto in passato anche con limoni, cioccolatini, spezie, il sale, la stoffa, i soldi. Come scriveva Shozo Shimamoto nel manifesto dello storico gruppo Gutaj, “mantenere in vita i materiali significa tenere lo spirito vivo e innalzare lo spirito significa portare i materiali all'altezza di quest'ultimo”.

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11/02/2012










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