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20/11/2011, 05:30
L'allarme dei pediatri: i ragazzi devono essere consapevoli dei pericoli: più internet a scuola. Per evitare rischi ai baby internauti, corsi di digitalizzazione a mamma e papà.
I pediatri italiani si sono riuniti ieri a convegno con illustri esperti di varie discipline per fare il punto sul rapporto tra la E-generation e le due facce di Internet. Quella buona che con i suoi enormi poteri, li proietta nel villaggio globale abbattendo barriere, connettendoli con il mondo, bombardandoli di informazioni, dati, immagini, suoni, praticamente tutto lo scibile umano e quella cattiva perchè questo l'uso della ottava meraviglia comporta rischi e danni per quei minori poco tutelati e lasciati a sè stessi a esplorare la Rete. Gli Stati Generali della Pediatria, organizzati dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) in occasione della Giornata mondiale del bambino e dell'adolescente si sono svolti in 19 sedi regionali. A Roma presso la Sala Tirreno della Regione Lazio. Fondamentale l'apporto della Polizia di Stato e la presenza dei rappresentanti della Polizia Postale, da sempre in prima linea sul fronte del navigare in sicurezza ma anche di magistrati, delle istituzioni, di insegnanti, studenti, giornalisti, e società civile.
Si è partiti da un'indagine europea realizzata in 25 Paesi su oltre 25 mila bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni che mirava a delineare l'identikit del giovane navigatore europeo. Apprendiamo dall'indagine condotta per la Safer Internet Programme della Commissione Europea che si comincia ad andare on line a 7 anni in Danimarca e Svezia, 8 negli altri Paesi europei, 10 in Grecia, Italia, Turchia, Cipro, Germania, Austria e Portogallo. Nel Vecchio Continente un bambino su tre tra i 9 e i 10 anni usa il web quotidianamente e il 26% dei bambini tra i 9 e i 12 anni ha un profilo su un social network, nonostante il divieto ai minori di 13 anni imposto da alcuni siti come Facebook. E qui cominciano i dolori: a quest'età si è più vulnerabili ai rischi della rete. Non si hanno, ad esempio, competenze digitali di base come saper bloccare o cancellare messaggi indesiderati o modificare le impostazioni di privacy. Una cosa preoccupa i pediatri italiani: i nostri ragazzi sono all'ultimo posto dopo la Turchia, (preceduti da Romania, Ungheria, Cipro) per quanto riguarda l'alfabetizzazione digitale e il possesso di specifiche competenze che possano garantire una maggiore sicurezza nella navigazione. Anche perché i loro insegnanti sono in assoluto, in Europa, i meno coinvolti nelle attività on line e i loro genitori sono tra i più «ignoranti» e dunque inconsapevoli dei rischi che i propri figli possono correre sul web. Ecco perché durante gli incontri è stato presentato il Manifesto dei pediatri per un uso sicuro e positivo del web basato sulla condivisione dei ruoli. L'obiettivo della Sip è «unire tutti i soggetti che ruotano attorno al mondo del bambino e dell'adolescente verso un uso responsabile e consapevole del web che massimizzi le opportunità e minimizzi i rischi, a cominciare dalla scuola».
Ma quali sono le trappole più comuni in cui incorrono i baby-internatuti? Furto di identità, cyberbullismo e siti pedopornografici che sfruttano nomi cari all'infanzia, come i personaggi Disney, per attirare nelle loro maglie i piccoli sprovveduti. Tra i contenuti a rischio, poi, non c'è solo il sesso ma anche messaggi che incitano all'odio, all'anoressia, all'autolesionismo, al consumo di droga e al suicidio. Vietato abbassare la guardia: la dipendenza a internet in Italia colpisce il 18% dei ragazzini tra 11 e 16 anni, il 41% dei ragazzini ammette di aver incontrato contenuti pericolosi.
Natalia Poggi
20/11/2011