L'accatastamento dei resti fa presumere che si tratti di vere e proprie sepolture all'interno della grotta carsica a 715 metri in località Palo Montano. Forse un vero e proprio cimitero, dove una piccola comunità di pastori nomadi ha seppellito i propri membri (l'eccezionalità della scoperta ha fatto raddoppiare in un solo colpo gli individui di età neolitica rivenuti nel Lazio). Ma nella cavità , individuata dall'associazione speleologica "Shaka Zulu" di Subiaco, sono stati rinvenuti anche «resti di orso bruno, camosci, stambecchi, castori, marmotte, lontre e cervi fino a ben 14 mila anni fa, una collezione faunistica di tutto rispetto che ci consente di ricostruire una vera e propria banca dati dell'ambiente naturale dell'alta Valle dell'Aniene», ha spiegato il professor Mario Federico Rolfo illustrando i risultati della nuova campagna di scavi a Jenne. Dove i risultati dei test del Dna antico, prelevato sui resti del Neolitico (sono ancora in corso di studio), verranno confrontati con quelli estratti dai viventi: 103 dei 450 residenti del piccolo centro montano si sono sottoposti al prelievo della mucosa boccale. «Ci vorranno tra i due e i tre anni, ma vedremo se ci sono delle correlazioni genetiche con quegli individui di 6400 anni fa. È assai improbabile, ma finché non si studia non si può dire - ha aggiunto Rolfo - però si potrebbe trovare una continuità genetica almeno con gli Equi, l'antica popolazione che occupava quest'area oggi compresa fra il Lazio e l'Abruzzo». E infatti i ricercatori del centro di Antropologia molecolare di Tor Vergata stanno campionando le popolazioni della vicina Marsica: Cappadocia, Rocca di Botte, Pereto e Oricola. L'ultimo rinvenimento nella grotta di «due frammenti ceramici, di coccio, risalenti a seimila anni fa, provenienti proprio dall'Abruzzo - continua il professore - ci fanno presumere che la popolazione sia arrivata qui dal Fucino, o comunque dalla costa adriatica». Ma l'origine finora riscontrata dai test del Dna dei residenti di Jenne va anche oltre: «una parte presenta una origine balcanica, che ha mantenuto nei secoli una forte continuità genetica con i fondatori di questa comunità - ha spiegato il ricercatore Francesco Messina - mentre stranamente abbiamo trovato una certa differenza genetica con i residenti della vicina Vallepietra, che dista appena 15 chilometri».
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06/09/2010