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26/08/2010, 05:30

Notizie - Roma

La Capitale olimpica 2020
disegnata da Renzo Piano

Il progetto ha il suo centro nella zona dei Giochi del '60. Una vasta area verde da Villa Glori al Foro Italico. Riqualificare il Tevere e creare un grande parco fluviale.

La soddisfazione di Gianni Alemanno Roma 2020 nascerà sulle «spoglie» di Roma 1960. Il Villaggio Olimpico sorto mezzo secolo fa per ospitare gli atleti dei Giochi, e poi diventato quartiere-isola dei romani, è al centro del progetto che sta studiando il Campidoglio nell'ipotesi che la Capitale diventi sede della manifestazione internazionale. E il «cervello» della rivoluzione urbanistica che sfrutterà l'occasione sportiva per ridisegnare una parte della città sarà Renzo Piano. Lo ha annunciato Gianni Alemanno nel corso di uno speciale di Radio Uno. «Proprio in occasione dell'anniversario abbiamo fatto alcuni interventi di manutenzione necessari per rimettere a posto le aree attorno ai principali impianti - ha detto - Con Piano stiamo studiando un progetto che, iniziando dall'Auditorium, creerà un grande parco che partirà da Villa Glori, arriverà all'Auditorium stesso, fino al Maxxi e al Foro italico».

 
Il sindaco pensa di recuperare «in pieno il Villaggio Olimpico, il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio, che serviranno per i giochi». Non solo. Concentrando buona parte delle gare sportive nell'area che va dal Foro Italico all'Acqua Acetosa sarà possibile riqualificare il Tevere, «che rimane il cuore pulsante della città». A tale proposito, Alemanno immagina di «far ruotare tutto intorno al Parco fluviale, partendo da Saxa Rubra, che sarà il centro media, e arrivando a Tor di Quinto e mettendo insieme anche la riqualificazione del Flaminio, con il Ponte della musica, i musei, la riqualificazione del Parco dell'Auditorium». Così si creerà un polmone verde «in cui si svolgeranno gran parte dei giochi». Inoltre, la Fiera di Roma, «diventerà sede degli sport minori», mentre verrà completata la città dello sport a Tor Vergata, «che diventerà il terzo polo». Insomma, le Olimpiadi saranno anche un modo per rilanciare la città e resteranno «un bellissimo ricordo per tutti i cittadini». Tutte le principali opere infrastrutturali contenute nel dossier olimpico del Campidoglio, infatti, «sono opere che in ogni caso servirebbero a Roma, anche a prescindere dalle Olimpiadi».


Smentita, poi, la «voce» sulla futura demolizione dello stadio Flaminio: «Non diciamo sciocchezze - ha detto il sindaco - L'impianto non sarà distrutto». Anzi. Sarà «la grande sede e il cuore del rugby italiano». Certo, alcuni nodi, come quello del traffico, non sarà facile scioglierli: «Purtroppo Roma, fin dall'unità nazionale, quando divenne Capitale, cominciò ad avere gravissimi scompensi urbanistici» e il traffico resta «la grande sfida di sempre», ha spiegato Alemanno. Un problema, questo, che incide sulla qualità della vita dei romani. Tanto che, ricordando i disagi che la nuova città post-olimpica creò ai residenti della metropoli, il Codacons si augura che questa volta «l'amministrazione si faccia carico dei problemi di viabilità» e che i cantieri vengano inaugurati «per migliorare la città e non per compiacere il Comitato Olimpico».

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Maurizio Gallo

26/08/2010

  • 26/08/2010 14:16 Michele Calò
    Perchè sempre queste pseudoarchistar di lusso? Piano sbagliò i calcoli strutturali dell'Auditorium e lo facciamo ancora ricco? perchè invece non indire un concorso per il progetto e dare possibilità anche agli atenei italiani?
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