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il business dei centri sociali esentasse

Feste e "affitti" in nero
300 mila euro al mese

Non sono samaritani. Trecentomila euro al mese esentasse, è la stima del business delle occupazioni realizzato con feste e affitti in nero dei 115 stabili occupati a Roma.

La protesta contro lo sgombero dell'ex Regina Elena Non si sa quanti siano, perché un vero censimento come quello per i nomadi non lo ha ancora fatto nessuno, ma si sa quanto pagano per vivere negli immobili occupati dai centri sociali, come stanno appurando le indagini delle forze dell'ordine: 30, 50 e anche 150 euro al mese per una stanza con bagno in comune, se hai una moglie e magari anche un figlio. Tanto ha pagato E., il quarantenne eritreo che sarebbe stato anche «picchiato» che ieri pomeriggio ci ha raccontato quanto sia ferrea la vita dentro uno stabile occupato dai centri sociali. E quante regole imposte ci siano da rispettare: compresa quella di partecipare alle manifestazioni «sempre con coltello, spranghe e benzina», dice, e se ti rifiuti «a dormire qui non torni più».

E c'è l'obbligo di partecipare a nuove occupazioni. O, come è successo l'altro ieri, di dare manforte alla protesta seguita allo sgombero dell'ex Regina Elena. Perché a fermare il traffico» o «sui tetti dei musei capitolini» non ci sarebbero salite le 366 persone in assistenza alloggiativa negli stabili del Vicariato e a cui il Comune di Roma paga anche il vitto e le spese per le necessità primarie. Milioni, già stabiliti quest'inverno, con delibera di Giunta per restituire il Regina Elena alla comunità.

La protesta, stando alla denuncia, sarebbe invece stata inscenata dagli "inquilini" degli altri stabili occupati: «obbligati». «Sono scesi alla stazione di Trastevere e quando ho chiamato i carabinieri erano andati via» racconta E. Altro che paladini dei più deboli. Con gli indigenti i centri sociali ci farebbero affari, fa capire chiaro e tondo l'immigrato anche se parla male l'italiano. «All'inizio mi facevano dormire per 15 euro al mese - racconta -, poi me ne hanno chiesti sempre di più, 150 con mia moglie». E poi ci sono gli introiti delle feste, per cui si paga un biglietto, «perché fanno anche da mangiare».

Che ci fanno con questa montagna di soldi esentasse? Senza un censimento, mai avvenuto, si possono solo fare stime. 2.000 le presenze ipotizzate negli oltre 115 edifici pubblici e privati occupati a Roma (solo al Regina Elena ce n'erano 366), che peraltro sarebbero in continuo turn-over, e a pagare quindi sarebbero molti di più, con una moltiplicazione si arriva a 200-300 mila euro al mese, una sorta di «pizzo» sull'alloggio, richiesto come «contributo spese» racconta l'eritreo. Cui si aggiungono gli introiti per ogni tipo di feste organizzate all'interno, spesso pubblicizzate anche sui siti internet. E dove «si vende di tutto» dice, oltre a birre e superalcolici.

Conferme parziali arrivano dalla Commissione sicurezza urbana «in una struttura in particolare - dice il presidente Fabrizio Santori - con soggetti sfruttati economicamente e picchiati violentemente in caso di mancato rispetto delle regole ferree imposte all'interno dei luoghi». Santori chiederà «al Prefetto e alle forze dell'ordine di verificare se anche in altri stabili avvengano gli stessi soprusi, nei confronti dei soggetti utilizzati per le occupazioni». Santori stigmatizza «questi soggetti che sfruttano i soggetti più deboli per il loro tornaconto politico e la speculazione sull'immigrazione e su famiglie disagiate che deve necessariamente terminare».

Infine «lo sgombero del Regine Elena ha rappresentato un caso eccezionale, che auspichiamo non possa comportare nuove occupazione per aggirare le graduatorie di cittadini da anni in lista d'attesa per un'assistenza alloggiativa, e allo stesso tempo auspichiamo che ci siano nuove regole affinché non passi l'equazione occupazione uguale assistenza garantita da parte dell'amministrazione». «Ha fatto bene il sindaco - conclude - a chiedere il dialogo aprendo una nuova stagione della legalità».

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Grazia Maria Coletti

03/09/2009

  • 10/09/2009 19:06 Elena Mancini
    Non condivido. Purtroppo, per gravi mancanze dell'azione pubblica, quasi tutte le iniziative culturali, i concerti, le serate di un qualche valore a cui ho assisitito a Roma erano nei centri sociali. Non ne condivido minimamente le posizioni politiche ma sono tra le poche realtà culturalmente attive della città.
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