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Parla il criminologo Francesco Bruno

"In questi casi ci vuole la castrazione chimica"

Per il criminologo Francesco Bruno la terapia, però, deve essere sempre volontaria. "in questi casi - spiega Bruno - serve la castrazione chimica".

Il criminologo Francesco Bruno Come un tossicodipendente che si aggira nella notte alla ricerca di una dose. E, in questo, caso la «dose» è la violenza sessuale. Come un drogato a cui va tolta la dipendenza fisica dalla droga. E, se per il consumo di stupefacenti c'è il metadone, per uno stupratore c'è la castrazione chimica, cioè medicinali che spengano l'impulso, che frenino il bisogno apparentemente insopprimibile di possedere con la forza ciò che si dovrebbe conquistare con l'amore.

Il professor Francesco Bruno lo sapeva. Aveva già tracciato un «profilo comportamentale» del «mostro del garage». «Avevo capito che non era un delinquente abituale ma una persona comune, che aveva un lavoro fisso, regolare, tranquillo, che era un insospettabile e ho pensato anche, data l'età, che potesse aver cominciato anni fa. Un tipico caso di stupratore seriale patologico con personalità multipla, insomma», spiega il criminologo.

Un dottor Jekyll e un mister Hide. Ne è sorpreso?
«No. La doppia personalità è un tratto fondamentale. Tutte e due sono vere. Solo che il soggetto non è riuscito ad identificarsi pienamente nella sua parte "buona". Ha incistata in sé la parte negativa, invece, che emerge durante la notte, quando i suoi pensieri diventano compulsivi. E quando si comportava come un tossicodipendente che va in cerca della sua dose».

Quindi sapeva quello che faceva?
«Certo. Scriveva i suoi propositi, leggeva testi specialistici. Se ne rendeva conto e cercava di capire chi era veramente. Questo implica un conflitto profondo, che però lui non era riuscito a risolvere». E, infatti, si proponeva di «guarire», di «essere sereno la sera» quando tornava a casa e di avere «tanti rapporti con donne grandi e stare tranquillo senza impulsi a breve».

Come interpreta queste parole?
«Voleva liberarsi dai suoi pensieri ossessivi e compulsivi, rivelava una relazione difficile con le donne in generale, con le quali era molto gentile, perfino servile, ed era perfettamente consapevole di essere malato». Perché, allora, non ha cercato di curarsi? «Vede, io sono consapevole di essere obeso e tuttavia non riesco ad osservare una dieta...».

Qual è la cura per queste patologie, secondo lei?
«In questi casi sono favorevole alla castrazione chimica volontaria. Se lui avesse saputo che poteva risolvere i suoi problemi con tre pasticchette al giorno sono sicuro che lo avrebbe fatto. Ma in Italia di questa terapia se ne parla poco e male. Nessun medico prende l'iniziativa. Nessun paziente è al corrente dei suoi effetti. Se e quando lo diventano, vogliono essere curati».

Quali medicine si usano?
«In genere il ciproterone acetato, che è un antagonista del testosterone e neutralizza gli stimoli sessuali e quelli aggressivi. Ma, oltre a questo, è necessaria una psicoterapia complessa. Bisogna far capire al soggetto la radice del suo comportamento, stimolarlo a un'empatia verso le sue vittime, per fargli comprendere che cosa provano. E dargli altre motivazioni di vita che sostituiscano queste».

Qualcuno punta l'indice sui periti che, tredici anni fa, quando Bianchini fu arrestato mente tentava di stuprare la vicina di casa armato di coltello, lo dichiarono «incapace di intendere e di volere». La sua opinione?
«Non so come sia stata fatta la perizia ma, di solito, c'è molta difficoltà a far passare questo discorso in tribunale. Infatti le nostre carceri sono piene di schizofrenici non riconosciuti tali. Lui è stato curato in questi anni? Probabilmente no, altrimenti non sarebbe tornato in azione».

Ce ne possono essere altri come lui in circolazione?
«Persone così ce ne sono tante, purtroppo. Molte sono solo stupratori potenziali. Altre, magari, stanno agendo adesso, mentre io e lei parliamo. La deviazione sessuale nota come parafilia, il bisogno di violenza per raggiungere l'eccitazione, può portare a una dissociazione della personalità».

Quindi, quando lui, prima di essere preso, parlava dello stupratore come un «porco e un figlio di p...» era sincero?
«Sì, lo diceva con convinzione. Come nel caso della Franzoni, non è che non sai. È come se non l'avessi fatto tu. È qui che sta la patologia».

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Maurizio Gallo

12/07/2009

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