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Dalla sua costruzione dei primi anni '60 a oggi il policlinico Agostino Gemelli rappresenta un complesso sanitario sempre all'avanguardia a Roma e in Italia.
Nel 1953 a Piacenza nacque la Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica. In quell'occasione, Padre Gemelli confessò alla Settimana Incom: «Ho fatto Agraria pensando a Medicina». In effetti, fin dalla fondazione dell'ateneo milanese negli anni '20, il «Magnifico Terrore» - come affettuosamente lo avevano ribattezzato i suoi allievi - coltivava un sogno: dare vita ad una struttura universitaria in cui si formassero «non semplici medici ma medici cristiani». Frate ostinato, uomo di scienza, rettore attivissimo, gran «cacciatore» di cervelli, Padre Agostino era anche un manager ante-litteram, come lo definisce Antonio Cicchetti, direttore amministrativo dell'Università Cattolica, in un libro-intervista in prossima uscita, «Il Gemelli. Dal sogno di un Francescano all'ospedale del futuro» (Vita e Pensiero, pagg. 176). Un libro che ripercorre, passo dopo passo, la storia del Policlinico che porta il suo nome, sin da quando quel progetto lungamente accarezzato trovò, nella Roma di Pio XI, una città destinata ad accoglierlo.
Nel 1934 Papa Ratti volle donare a Padre Gemelli un'ampia tenuta sulle pendici di Montemario, la collina più alta del lato nord occidentale, che guarda al Vaticano. Ma il momento non era propizio, tanto più che il regime fascista sorvegliava con attenzione ogni passo del Rettore. Quanto alla «concorrenza», rappresentata dal Policlinico Umberto I, era già in grande allarme. Così, il «sogno dell'anima mia», come amava definirlo il Francescano, divenne realtà solo molto tempo dopo. Le prime matricole fecero il loro ingresso negli Istituti biologici nel 1961. L'anno seguente le ruspe tracciavano il primo solco dell'enorme cratere dove, in soli 24 mesi, sarebbe sorto il Policlinico. Padre Gemelli, spentosi nel 1959, non poté ammirare la sagoma architettonica dell'imponente complesso edilizio ma le sue geniali intuizioni indirizzarono la Facoltà che muoveva i primi passi: sua la scelta formativa di selezionare gli iscritti, una novità assoluta nel panorama universitario dell'epoca.
Ancora sua, l'idea di realizzare la centralizzazione di tutti i servizi, clinici, amministrativi e contabili. Una soluzione maturata dopo aver visitato i più moderni ospedali europei e dirompente rispetto al modello tradizionale, che voleva i policlinici organizzati per cliniche e padiglioni autosufficienti. La centralizzazione si rivelerà una carta vincente e diventerà la base di uno sviluppo che culminerà, più di 40 anni dopo, nell'avveniristica Piastra tecnologica inaugurata nel 2004: una «fabbrica della salute», ove un'unica sala di regia gestisce il cuore del processo operatorio affidato a più di 300 chirurghi. Ma la Facoltà di Medicina è qualcosa di più, un'officina di ricerche, studi, insegnamenti, iniziazione pedagogica per medici cattolici. E quel «carattere particolare», come lo immaginava Padre Gemelli, quel profumo percepibile per ogni dove e tale che il dolore, la vita, la morte vengano vissuti nel loro significato cristiano, non sfuggì ai primi pazienti che varcavano la soglia del Policlinico. Complice anche la tonaca di Padre Tora, il primo cappellano a percorrere instancabilmente le corsie dell'ospedale, volto a donare una parola di conforto ai malati.
E grazie alla presenza discreta delle «suorine» di Maria Bambina, come suor Paolina, l'«angelo notturno» che vegliò Papa Wojtyla nel suo primo ricovero dopo l'attentato. Nel 1996, Giovanni Paolo II si affaccerà dalla storica finestra del decimo piano scherzando con affetto sul Gemelli, divenuto ormai il «Vaticano III». Nel frattempo, il Policlinico si è inserito saldamente nella città di Roma, inizialmente con spirito pionieristico, assurgendo quasi a paradigma dell'Italia della ricostruzione. Poi, attraversando la grande stagione delle riforme della sanità, misurandosi con esse a tratti anche con sofferenza. Di qui la poderosa progettazione degli anni '80, destinata a traghettare l'ospedale verso il nuovo millennio, trasformandolo in una struttura sempre più a misura d'uomo, nell'assistenza così come nelle soluzioni architettoniche.
La nuova hall, ad esempio, così luminosa e spaziosa, desterà scalpore. Più tardi se ne comprenderà e apprezzerà la filosofia: ricreare la «piazza», uno spazio di contatto e di svago perché la vita possa continuare anche quando la malattia irrompe nell'esistenza. Ugualmente, le degenze saranno ristrutturate per offrire più elevati standard alberghieri: «mettiamo le stelle agli ospedali», sarà la proposta provocatoria lanciata dal Gemelli nel 1993. Infine, il profondo programma di reingegnerizzazione dei processi gestionali e assistenziali - al Policlinico lo chiameranno «la rivoluzione» - consentirà di rispondere, con rinnovata efficienza e un drastico abbattimento dei costi, alle stringenti logiche competitive introdotte col regime di aziendalizzazione. Oggi, dinnanzi alle nuove frontiere aperte dalla ricerca e dallo sviluppo tecnologico, la via da percorrere è quella della continuità, coniugando etica ed impegno scientifico. Sfidare il futuro, guardando al passato: ecco il filo conduttore di una storia in cui l'insegnamento e la passione di un frate rappresentano un orientamento perenne.
Cristina Stillitano
08/06/2009
Daniele Silvestri, Paola Turci e Niccolò Fabi al Contestaccio per il compleanno di Marina Rei.