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Carlo Verdone nei panni di un sacerdote alle prese con il crollo morale della nostra epoca. E' la nuova commedia dell'attore italiano che stavolta si cimenta "in un ruolo inedito".
Carlo Verdone, un autore, un attore, un regista che appartiene alla storia del cinema italiano. La sua ironia, il suo umorismo, il suo modo di scrivere, di recitare, è diventato nel tempo un cult, per aver esaltato i vizi, i difetti e anche i pregi degli italiani. Verdone ha partecipato da protagonista a più di 40 film e la maggior parte sono stati da lui anche diretti. Lo abbiamo incontrato a Cinecittà, sul set del suo prossimo film «Io, loro e Lara» che ha iniziato a girare da pochi giorni e che uscirà sugli schermi italiani i primi di gennaio del 2010.
Lei ha sempre interpretato personaggi nuovi e differenti, ma c'è stato un attore a cui si è ispirato?
«Non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare. Sono stati mia madre e i miei compagni di scuola che vedevano in me una persona brava nei tempi comici e nel riprendere i "tic" dei personaggi. Io non ho mai avuto la consapevolezza di poter fare bene l'attore, ancora oggi francamente vado avanti, ma non sono mai sicuro, altrimenti diventerei un ragioniere del mio lavoro. Io vado a istinto, è un mistero ogni volta che faccio un film, ma dopo tanti anni ormai sono diventato un volto familiare e quindi il pubblico mi segue e io riesco a entrare nei cuori delle persone ispirandomi ai fatti, ai pregi e difetti della nostra società».
Lei è sempre entrato nell'immaginario collettivo ironizzando su tutto il mondo in cui viviamo, quale è stato il suo segreto per ottenere successo?
«Io faccio commedia raccontando. Sicuramente ho una particolare sensibilità nell'osservare i difetti, i costumi, il linguaggio, di captarli e raccontarli al pubblico con una lente di ingrandimento».
Mi parli del film che sta girando in questi giorni.
«"Io loro e Lara" è una commedia dinamica con spunti teatrali. Ero stufo di interpretare sempre personaggi borghesi ed in questo film, per la prima volta, interpreto un sacerdote, missionario in Africa che in un momento di crisi spirituale torna in Italia per ritrovare il calore familiare, ma in realtà trova delle situazioni disastrose nella sua famiglia ed il personaggio chiave sarà proprio la giovane Lara, interpretato da Laura Chiatti. Sicuramente mi sono messo in discussione e questo mi sprona a dare il meglio di me stesso. È un film dove vince il buon senso, un film corale, una commedia, di sicuro il mio film più teatrale in assoluto. Questo film è una sfida: originale e nuova anche per me».
In questo suo nuovo film affronta alcune tematiche problematiche del paese reale di oggi. Come è arrivato a scrivere il soggetto e la sceneggiatura? Semplice lavoro di equipe o lei come in passato ha carpito la realtà di oggi e l'ha scritta per lo schermo?
«La storia l'ho scritta insieme ai miei sceneggiatori Pasquale Plastino e Francesca Marciano. Io ho proposto il personaggio di un sacerdote che non avevo mai interpretato prima sullo schermo, non volevo riproporre i soliti personaggi "volgaroni", quindi ho pensato ad un ruolo corposo, serio che mi stimolasse come attore. La mia comicità funziona molto quando mi metto in difficoltà, mi riesce meglio anche la risata. Sicuramente mi sono ispirato anche alla realtà di oggi, alla perdita dei valori del nostro Paese».
Perché ha scelto Laura Chiatti come protagonista femminile del film?
«Laura mi è sempre piaciuta, la seguivo da tempo. Per me è l'interprete ideale del personaggio di Lara. Il suo ruolo è importantissimo, proprio perché sarà il perno intorno al quale girerà il film».
Qual è il personaggio e il film che vorrebbe ancora girare da protagonista o regista? Il suo sogno nel cassetto?
«Vorrei essere diretto da un grande regista e cambiare direzione. Interpretare un ruolo drammatico in una parte difficile, complicata, sempre però contornata da una vena ironica che fa parte del mio dna».
Ludovica Cedrati
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