È proprio Cesare Pambianchi, presidente di Confcommercio Roma a dire «basta. La legge regionale 33 del '99 obbliga i comuni a dotarsi del piano urbano del commercio che a Roma, come è stato annunciato dal sindaco, dovrebbe essere pronto a novembre. In attesa di questo fondamentale strumento urbanistico commerciale, chiediamo che si sospendano nuove autorizzazioni. In questa fase, infatti, non possiamo prevedere nuovi centri commerciali senza una pianificazione attenta alle esigenze delle varie zone del territorio della Capitale». Rincara la dose Valter Giammaria presidente di Confesercenti Roma e Lazio: «Roma non può più sopportare altre strutture del genere. Da questo punto di vista è satura e noi lo ripetiamo ormai da tempo. C'è stata fino ad oggi troppa deregulation che ha portato anche alla chiusura e al fallimento di migliaia di piccole attività del commercio. Gli ultimi dati a nostra disposizione parlano chiaro: nei primi tre mesi del 2009 hanno chiuso 2.500 negozi e prevediamo altre 2.000 chiusure entro fine anno». C'è poi un altro pericolo dietro l'angolo, fa sapere Giammaria. «Il rischio è che non ci si fermi qui con il numero dei centri commerciali presenti a Roma e Provincia. Tra deroghe, sanatorie e articoli 11, nel giro dei prossimi quattro-cinque anni si potrebbe arrivare a quota 40 centri commerciali se solo si pensa che gli artt. 11 prevedono la realizzazione di una grande struttura commerciale per ogni municipio. E allora veramente sarebbe la fine per i piccoli negozi». Dam.Ver.
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25/05/2009