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Nel piano del Comune la creazione di campi mono etnici e istituti di vigilanza per controllarli. Saranno chiusi anche gli insediamenti Casilino 900 e Tor di Quinto.
Campi mono etnici e la sicurezza affidata a istituti di vigilanza. Queste alcune delle possibili novità del piano nomadi che il Campidoglio si appresta a varare e che, come ha annunciato ieri lo stesso ministro dell'Interno Roberto Maroni, verrà presentato la prossima settimana. Sette i campi autorizzati che tra agosto e settembre saranno ristrutturati e gestiti dal Comune di Roma: Candoni, Salone, Castel Romano, Gordiani, Camping River e Camping Nomentano e forse Cesare Lombroso. Sei gli insediamenti che verranno chiusi probabilmente entro l'anno: La Martora, Tor dè Cenci, La Monachina, Foro Italico, Tor di Quinto e Casilino 900. Quest'ultimo, un mega campo tra i più grandi d'Europa, sarà il primo ad essere smantellato tra gennaio e febbraio.
Al suo posto sorgerà un parco illuminato. L'intenzione è quella di creare campi mono etnici, maggiormente gestibili e dove integrazione e convivenza risulterebbero più facili. Inoltre, a quanto si apprende, la vigilanza verrà affidata a ditte private che dovranno controllare non più di due-tre campi ciascuna per evitare eventuali monopoli. Infine, all'interno del territorio comunale verrà creato un campo di semi transito, un'area con una parte permanente e un'altra adibita a chi staziona temporaneamente. Importante il contributo che lo Stato dovrebbe garantire per il piano nomadi: dei 35 milioni previsti per l'emergenza in tutta Italia, dieci sarebbero destinati a Roma.
«Ci sono già degli atti preliminari compiuti - ha detto il sindaco Gianni Alemanno - e sono già partiti gli appalti per garantire la sicurezza dei campi». «Non è previsto nessun campo mono etnico nel nuovo piano nomadi, l'intenzione è invece quella di realizzare degli insediamenti dove si crei integrazione e dove non ci siano tensioni sociali», ha dichiarato l'assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso.
Paolo Tomei
09/05/2009
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