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Spunta un supertestimone nell'inchiesta sullo stupro alla caffarella. Un medico italiano ha dichiarato di aver visto quella sera al parco i due romeni accusati della violenza sessuale sulla ragazza. Oggi la decisione del Tribunale del Riesame.
Stupro alla Caffarella, bisogna cercare un sosia del «biondino». A stuprare la ragazza di 14 anni non è stato il romeno di 20 anni, ma una persona che gli assomiglia. È questa la tesi dell'avvocato dei romeni accusati di violenza sessuale, versione che il penalista Lorenzo La Marca ha sostenuto davanti ai giudici del Tribunale del Riesame che oggi si pronunceranno sulla richiesta di scarcerazione depositata dalla difesa di Alexandru Isztoika Layos e Karol Racz. Ieri, comunque, di fronte al Tribunale della Libertà, ha preso la parola anche il pubblico ministero romano Vincenzo Barba, secondo il quale nessuna analisi del Dna, ad oggi, può scagionare Loyos e Racz, perché c'è la confessione, poi ritratta, «del biondino», e c'è la testimonianza di un medico che il giorno di San Valentino stava facendo ginnastica al parco della Caffarella.
Il pm ai giudici ha chiesto di confermare il carcere per Loyos e Racz. In «subordine», i due vanno considerati «concorrenti nel fatto principale materialmente perpetrato da altri». Al massimo, quindi, «il loro ruolo potrebbe essere riqualificato come concorrente non necessario nell'ambito della contestazione di violenza di gruppo», ha spiegato il sostituto procuratore capitolino. Come dire: erano alla Caffarella, se non sono stati loro, «hanno assistito al fatto, hanno fatto da palo». Inoltre, per il pubblico ministero, non c'è nessun elemento che possa far ritenere che la confessione di Loyos sia stata indotta. Il romeno Alexandru Layos aveva ritrattato la sua versione affermando di essere stato picchiato e di aver subito pressioni quando era stato lasciato solo con gli investigatori romeni.
Ma la procura di Roma respinge i sospetti. «Karol Racz è stato tirato in mezzo perché è il più fesso del gruppo - ha detto il difensore dei romeni - Isztoika doveva fare un nome sulla base della querela della ragazzina e ha fatto quello del romeno più onesto e più poveraccio che conosceva». Il pm, comunque, ha chiesto di confermare il carcere per i due romeni. E oggi la parola passa al Riesame.
Augusto Parboni
10/03/2009
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