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Emergenza nomadi, più sicurezza e integrazione

Roma, tre campi per mille rom: ecco il piano del prefetto

Sicurezza e integrazione. I cittadini devono sentirsi più protetti e i nomadi devono avere la possibilità di integrarsi nella società.

Casilina 900 (Foto Gmt) Tutto nel rispetto delle regole. E chi sbaglia rischierà di andare incontro a pesanti sanzioni, fino all'arresto e all'espulsione. È questa la linea che intende seguire il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, commissario del governo per l'emergenza nomadi, per cercare dopo tanti anni di gestire nel miglior modo possibile la difficile situazione dei campi rom presenti nel Lazio e soprattutto nella Capitale.

Ieri infatti il rappresentante del governo ha fissato i «paletti» firmando il «regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nella regione Lazio», documento che intende aiutare i nomadi che vivono nei campi autorizzati, ma in condizioni igienico sanitarie precarie, quelli che invece abitano in insediamenti abusivi e contemporaneamente dare più sicurezza ai cittadini.

Per poter raggiungere questo scopo sono stati stanziati 23 milioni di euro: dieci dal governo, cinque dal Comune di Roma e otto dalla Regione, per costruire nuovi villaggi o attrezzare quelli esistenti. Attualmente sul territorio della Capitale ci sono sette campi autorizzati e l'intezione delle Istituzioni è quella di abbassare il numero a soli tre villaggi, con all'interno non più di quattrocento persone. Insomma, l'obiettivo è quello di far risiedere nel Comune di Roma al massimo 1.200 nomadi, contro gli attuali 6-7 mila.

Secondo il regolamento, i campi saranno recintati e controllati ventiquattr'ore al giorno con presidi di vigilanza all'entrata della Polizia Municipale per verificare chi entra ed esce dal campo e saranno predisposti pattugliamenti di polizia e carabinieri: esclusa dal prefetto la possibilità di utilizzare anche l'esercito. Non solo. Per rendere più sicuri i villaggi saranno installate telecamere e verranno consegnati tesserini con fotografie e dati anagrafici a chi è autorizzato a vivere nelle aree attrezzate. All'ingresso, inoltre, verranno registrate le persone che andranno in visita agli abitanti del villaggio.

«Il campo attrezzato non è l'obiettivo finale - ha spiegato il prefetto Pecoraro - il campo è un passaggio per dare a queste persone la possibilità di un futuro normale, la nostra attenzione è centrata soprattutto su giovani e bambini». Per favorire l'integrazione, nel regolamento è previsto che alcuni nuclei famigliari possano essere assegnatari di abitazioni vere e proprie, solo se dimostrano di avere un regolare lavoro. Per il Comune di Roma, ad esempio, compete al Dipartimento delle Politiche sociali il rilascio dell'autorizzazione all'ammissione nel villaggio dei nuclei familiari con relativa assegnazione delle piazzole di sosta per roulottes o prefabbricati. Nel regolamento, al quale hanno lavorato oltre al prefetto anche gli assessori alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso e della Provincia Claudio Cecchini e quello alla Sicurezza della Regione Daniele Fichera, è stabilito che saranno a carico degli abitanti dei campi le spese delle utenze. Un'esenzione al pagamento potrebbe essere estesa, per soli tre mesi, a quei nuclei familiari che il Comune accerterà avere problemi economici. Chi invece dopo sei mesi non avrà ancora pagato le bollette rischierà la revoca dell'autorizzazione a risiedere nel villaggio. Inoltre, è stato stabilito l'obbligo per i genitori di mandare regolarmente a scuola i bambini.

Per ottenere l'autorizzazione di ammissione ai campi bisogna essere cittadini extracomunitari in possesso dell'originale del permesso di soggiorno o di un altro valido titolo documentale, «attestante la regolare presenza sul territorio nazionale e idoneo a consentire lo svolgmento di regolare attività lavorativa». E ancora: «Cittadini italiani e comunitari in possesso di documento d'identità riconosciuto e in corso di validità; soggetti in grado di dimostrare la permanenza sul territorio nazionale da almeno dieci anni». Le autorizzazioni avranno una validità di due anni e saranno prorogabili di altri quattro anni per poter completare i percorsi di integrazione socio-educativa.

Toccherà adesso ai Comuni del Lazio curare la gestione dei campi nomadi autorizzati, per renderli quindi luoghi abitativi e non di restrizione. In due campi, quelli di via di Salone e di via Candoni, da marzo partirà il progetto «La fabbrica dei mestieri», che durerà 300 ore, al termine del quale verrà rilasciato un attestato a ragazzi tra i 18 e i 21 anni, utile per trovare un posto di lavoro e allontanarsi così dalla tentazione di compiere attività criminali. «Meglio campi attrezzati e controllati dove si vive con dignità - ha dichiarato il prefetto - piuttosto che niente. Oggi non c'è niente».

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Augusto Parboni

19/02/2009










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