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Appio, Le compagne di classe della vittima

Giovane stuprata alla Caffarella:
"Mai più nel parco degli orrori"

«Poteva succedere a chiunque di noi. Anch'io sono stata alla Caffarella il giorno di San Valentino». Hanno lo sguardo impaurito le ragazze del liceo del quartiere Appio Latino.

Dai loro volti traspare insicurezza, dopo la violenza subita dalla loro compagna di scuola. «Al parco ci andavamo spesso - spiega una ragazza - ci incontravamo sempre lì. Ora non ci andrò mai più». «Neanch'io ci tornerò - interviene un'amica - neanche col tuo ragazzo puoi stare sicura».

Un luogo di ritrovo molto frequentato, nelle giornate soleggiate e nei pomeriggi scanzonati, che si trasforma per tutti in un incubo alle 6 di sera di quel 14 febbraio. Un posto da cui tenersi alla larga, perché tra quegli alberi e in quei sentieri «non sai mai chi puoi incontrare». Malintenzionati, violenti, criminali. Mostri. Per loro, dice un'altra studentessa del liceo, «dovrebbero esserci pene più dure. Andrebbe bene anche il carcere, ma se fosse a vita». Della violenza che li ha toccati così da vicino si sono interrogati oggi durante le lezioni gli studenti del liceo. La loro intenzione, ora, è di proteggere la vittima dello stupro, aiutandola a dimenticare, per quanto possibile, il suo dramma. A non sentirsi sempre i riflettori addosso. «È l'unico gesto di solidarietà possibile», spiegano. «Se fosse successo a me - incalza una ragazza dell'ultimo anno - avrei preferito che nessuno sapesse».

Ma la vicenda, in tutta la sua gravità, non poteva restare avvolta nel silenzio. Inevitabili le prese di posizione, le condanne e la rabbia dei residenti dell'Appio Latino. Così come la deriva di insofferenza che ne è seguita. Sfociata nell'intolleranza e nella cieca caccia di domenica sera, quando quattro romeni sono stati aggrediti davanti al negozio di kebab, in via Carroceto, dove avevano appena consumato la loro cena. Picchiati da un gruppo di giovani a volto coperto e armati di mazze. Andati lì, non lontano dal parco della Caffarella, forse per vendicare la violenza di san Valentino. «Hanno chiesto di dov'erano, e poi li hanno picchiati - racconta il proprietario del ristorante, di origine pakistana - Almeno così hanno detto gli aggrediti».

Sulla vetrina, infranta, resta evidente il segno della colluttazione. Iniziata fuori, terminata all'interno del locale: «Uno l'ha inseguito fino a qui - riferisce il ragazzo che da cinque anni gestisce il posto - poi ha visto i suoi amici fuori scappare ed è corso via pure lui». Tanta paura, sul momento: «Ma non era mai successo prima - continua - ho tanti clienti romeni, e anche gli italiani vengono sempre qui». Una convivenza finora pacifica quella tra le diverse comunità del quartiere.

Una zona di vecchie case, nuove costruzioni e negozi etnici. Quattro, uno di seguito all'altro, nella via teatro del raid punitivo. La cameriera del bar accanto è siriana: «Non abbiamo paura», racconta. «Mai avuto problemi», dice un altro ragazzo, di origine tunisina, che abita lì vicino. È contro i romeni, invece, che qualcuno punta il dito: «Molti di loro lavorano qui nei cantieri. Fanno lavori di fatica. Ma c'è una parte - avverte il proprietario di un negozio di abiti usati - che non ha niente da fare e passa il tempo a ubriacarsi». Trascorrono il pomeriggio nel piazzale antistante il supermercato e la sala scommesse. Saranno dieci circa. «E nessuno ha fatto nulla prima - lamenta un residente - Qui siamo isolati, non c'è più sicurezza. Paradossalmente da quando hanno aperto questi cantieri».

Niente vigili, niente polizia, niente carabinieri: "Abbandonati a noi stessi - sintetizza la proprietaria di un bar - Da noi hanno rubato tre volte quest'estate. Con più controlli non sarebbe successo. Quello che è accaduto è brutto, perché paga chi non c'entra. Ma una ragazza di 14 anni non può finire così". Sulle polemiche per la sicurezza interviene anche Susanna Fantino, presidente del IX Municipio: «Nel nostro territorio, grande come la città di Pisa, la Polizia Municipale ha in dotazione una sola auto. Non chiediamo la militarizzazione del territorio, ma maggiori investimenti sulle forze dell'ordine».

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Viviana Spinella

17/02/2009










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