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Locali pieni di muffa A rischio la sede del 118

Antonio Sbraga
L'emergenza, stavolta, riguarda direttamente il 118: se non si troveranno con urgenza nuovi locali idonei, verrà chiusa la postazione di Subiaco, attaccata da mesi «da formazioni diffuse di muffe su tutti i muri perimetrali e divisori», come denuncia il sindacato Uil.

Che ha chiesto una verifica tecnica alla direzione dell'area extra-urbana dell'Ares 118 per «disporre immediatamente il trasferimento in altra postazione idonea» dell'attuale sede di piazza Ulderico Pelliccia, ospitata all'interno del Centro sociale del Comune di Subiaco. Dove è partita una corsa contro il tempo per cercare una soluzione alternativa per non perdere la postazione d'emergenza che copre più di una decina di Comuni dell'alta Valle dell'Aniene. «La prossima settimana ci sarà un sopralluogo congiunto con la direttrice dell'Ares 118 a cui sottoporremo delle soluzioni alternative pur di non perdere la postazione d'emergenza in un territorio montano, disagiato e isolato come il nostro - assicura l'assessore ai Lavori pubblici, Ivan Petrini- purtroppo la sede di piazza Pelliccia è una struttura realizzata in tufo su una zona tufacea umida che a contatto con l'umidità si comporta come una spugna. Il nostro ufficio tecnico aveva previsto il riformarsi delle muffe sconsigliando la realizzazione dei lavori di ristrutturazione all'azienda 118». Un cantiere «costato 30 mila euro terminato neanche un anno fa», sottolinea la Cgil, che chiede conto all'Ares 118 «della verifica della regola dell'arte per i lavori fatti», ma anche al «Comune di Subiaco, che non ha mai provveduto a quanto di sua competenza per il ripristino dell'esterno, in base all'accordo sottoscritto».
Ossia in contratto di comodato d'uso gratuito che ha affidato i locali di oltre 140 metri quadri (dove afferiscono 21 operatori tra infermieri, autisti e barellieri) in cambio «dell'impegno dell'Ares alla sistemazione dell'interno della postazione». Ma, secondo la Cgil, «i problemi sono legati all'umidità esterna: terrazzo crepato, fogne esterne ostruite dal fogliame e protezione perimetrale con soglie di marmo non ben messe». E chiede «di verificare l'abitabilità e l'eventuale sistemazione di quelli già in uso prima di cercare altri locali». Ma l'amministrazione comunale, anche «incalzata dalla situazione dei locali e dalla richiesta ufficiale dell'Ares 118», ribatte Petrini, guarda oramai altrove.
Prima, in accordo con la direzione sanitaria, ha cercato invano di ricavare degli spazi all'interno dell'ospedale Angelucci (dove l'occupazione di protesta scattata giovedì scorso contro la sala parto chiusa dal giugno scorso e la mancanza, da un anno, della Tac è giunta ormai al quarto giorno consecutivo con turni che vedono avvicendarsi deputati, consiglieri regionali, sindaci ed esponenti del Pdl oltre al sindacato Rdb-Cub e al Tribunale per i diritti del malato).

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15/02/2009










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