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si stringe il cerchio intorno agli stupratori

Guidonia, presa la prima belva

Quattro su cinque. Le belve dello stupro di Guidonia potrebbero presto finire in gabbia. I carabinieri di Roma hanno sottoposto a fermo giudiziario un romeno e messo sotto torchio altri tre.

Guidonia Da ieri pomeriggio gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno ai balordi che nella notte tra giovedì e venerdì, nel comune alle porte della Capitale hanno violentato una ragazza di 21 anni e chiuso nel portabagagli dell'auto il suo fidanzato di 24.


Negli uffici del Nucleo investigativo di via In Selci, il romeno fermato è stato riconosciuto da un'altra coppia di fidanzatini rapinati nella stessa zona (via della Selciatella) tre giorni prima del fattaccio, minacciati dal romeno con la stessa arma usata dai violentatori per impaurire i giovani nella notte dell'Arancia meccanica: un'ascia, oltre a coltello e cacciavite, trovata nella sua abitazione durante una perquisizione dei carabinieri.


Insomma, la svolta investigativa potrebbe essere imminente. I militari del Gruppo Frascati, coordinati dal colonnello Rosario Castello, con la regia del comandante provinciale Vittorio Tomasone, hanno l'identikit biologico degli aggressori: sono state recuperate le tracce del loro liquido seminale. Inoltre, quattro banditi indossavano il passamontagna, ma il quinto no, e il suo volto sarebbe "compatibile" con alcuni pregiudicati già pizzicati in zona e fotografati.


La pista imboccata dagli investigatori conduce al mondo criminale, a una gang di malviventi abituali, determinati e pronti a tutto, capaci di una cattiveria gratuita e spropositata rispetto all'obiettivo. I sospetti portano i carabinieri a ritenere che in passato la banda abbia agito anche altrove, e con la stessa brutalità. Il "modus operandi" delle cinque belve è spietato e preciso, studiato per non dare chance alle vittime: hanno tolto loro i cellulari che potevano essere usati per chiedere aiuto, le chiavi dell'auto, hanno bloccato lo sterzo e tolto le scarpe ai due fidanzati in modo tale che non potessero correre e dare in fretta l'allarme, costringendoli a muoversi di notte a piedi scalzi su campi e strade sterrate, con buche, sassi e fango.


Dalla notte dello stupro i carabinieri non hanno mai smesso di cercare. Ieri la morsa investigativa ha stretto il territorio della provincia romana: da Guidonia, dov'è avvenuta la violenza, fino al litorale romano. È stato mobilitato un esercito di militari ingrossato anche dagli uomini del Battaglione Lazio dell'Arma, con unità cinofile ed elicotteri. Sono stati passati al setaccio quarantasette campi nomadi, centinaia di baracche, i rifugi, gli appartamenti occupati da stranieri identificandone cinquecento. I controlli si sono estesi alle zone circostanti il fiume Aniene, e poi nei casolari abbandonati, nei ruderi a Colle Fiorito, Villalba, Tivoli terme, Campolimpido, Favale, Settecamini e in via di Salone.


Anche gli specialisti del Ris hanno avuto il loro da fare: dei soggetti noti alle forze dell'ordine e definiti «i più pericolosi», i militari hanno prelevato campioni di saliva per eseguire il test del Dna. La firma genetica aggiunta a quella delle impronte digitali lasciate dai balordi nella Opel Corsa sono elementi che incastreranno i cinque senza lasciare ombra di dubbio.

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Fabio Di Chio

25/01/2009










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