Frequentava da tempo un'osteria sulla Nettunense e stava sempre con un amico. Proprio con questo «compare», pare che ultimamente avesse avuto qualche battibecco per questioni economiche. In diverse occasioni avevano discusso animamente in presenza di altre persone. Proprio per questo i poliziotti di Marino, diretti dal vicequestore aggiunto Filomena Maria Martino, hanno sentito parecchi testimoni e alla fine sono riusciti a identificare il sospettato numero uno.
Resta comunque in piedi l'ipotesi della morte naturale. Solo l'autopsia, che verrà eseguita questa mattina, stabilirà le cause del decesso. Intanto ieri i poliziotti hanno sigillato la soffitta in cui Piras viveva in condizioni igienico sanitarie davvero precarie. C'erano degli avanzi di cibo e il medico legale vuole verificare se il 77enne possa essere morto per avvelenamento. Intanto gli agenti di Marino, non riuscendo a contattare i familiari di Piras, hanno chiesto ausilio alla Questura di Nuoro, affinché li trovi e comunichi loro la morte del loro caro. Nel primo pomeriggio di ieri è stato interrogato anche il figlio della ex compagna. Proprio dalle varie testimonianze raccolte gli inquirenti sarebbero riusciti a mettere insieme i pezzi del puzzle della vita di Piras che, anni fa, si era anche macchiato del grave reato di violenza carnale.
Da diversi anni era pensionato e da qualche tempo viveva, come nel tugurio di viale Kennedy. Non pare però avesse nemici e quindi unico sospettato, se di omicidio si tratta, al momento è il suo compare. La Scientifica sta ancora elaborando i dati del suo telefono cellulare e analizzando quel lenzuolo sequestrato in casa sua che presentava «delle strane macchie».
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14/01/2009