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Licenze: "Troppi operatori, serve un tavolo col Comune"

"Porta Portese, mercato sicuro Ma bisogna ridimensionarlo"

Porta Portese, servono due passi avanti: definire una volta per tutte chi ha titolo a vendere, e stabilire dove sistemare tutti gli altri, il tutto nella salvaguardia dei residenti. È la ricetta per il mercato del presidente del XVI Municipio Fabio Bellini.

Porta Portese Presidente, qual è oggi la situazione di Porta Portese?


«Dopo un accordo con il comandante della Municipale Giuliani siamo riusciti a tornare dai 60 vigili di luglio a circa 80. Questo ci ha permesso di contrastare gli abusivi, di liberare i marciapiedi, di aprire vie di fuga per le ambulanze. Però c'è ancora da fare».


Cioè?


«La commissione che doveva valutare i titoli di chi voleva vendere a Porta Portese dovrebbe concludere la sua attività. Oggi autorizzati e "autorizzabili" sono circa 730».


Ma i banchi sono molti di più...


«Sì, ci sarebbero altrettanti operatori fuori dal conto. Secondo una delibera del 2000 bisognerebbe trovare spazio anche per i cosiddetti "frequentatori abituali", ma è chiaro che nello spazio consentito al mercato dalla delibera stessa, da largo Toja al deposito Atac, 1400 operatori non possono entrare. E bisogna ridurre l'impatto del mercato per chi vive nella zona».


Come procedere?

 


«Bisogna prima decidere, ed è una scelta politica, quali sono i diritti degli "abituali". Se è ancora utile la delibera del 2000? Io non metto limiti alla volontà dell'amministrazione di fare delle scelte, insisto però sui diritti di chi abita la zona, che non può vivere in prigione 24 ore a settimana. Credo in una riqualificazione a tutto tondo del quartiere, anche urbanistica, non solo limitata al mercato. Per questo per Porta Portese serve in realtà un tavolo allargato che non coinvolga solo l'assessore al Commercio Bordoni, ma anche altri soggetti».


Ma lei vorrebbe un Porta Portese più «moderno» o più tradizionale?


«Sa cosa si legge nelle delibere comunali degli anni '40? "No agli abusivi e ritorno alla tradizione". È una questione antica. Non possiamo però dimenticare che molti banchi autorizzati non sono "tradizionali": vanno rispettati».

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Gabriele Santoro

14/01/2009










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