| HOME | POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
Colleferro e Valle del Sacco, un luogo dove morire di inquinamento, morire senza sapere, morire perché nel tuo sangue c'è un cocktail degno di un ingegnere chimico. Morire senza un responsabile del tuo tumore alla vescica, alla pleura o ai testicoli.
É l'indagine sulla salute della popolazione datata 30 settembre 2008 che lo conferma: alfa/beta/gamma-esacloricloesano, policlorobifenili, diossine e metalli pesanti come cadmio, mercurio e piombo sono stati trovati nel sangue delle persone che vivono e lavorano in questo territorio.
Tutto dopo che i dati ospedalieri hanno confermato che di tumore alla pleura e alla vescica si sono ammalati e sono morti i lavoratori dell'impianto chimico, quelli che producevano l'insetticida lindano; di tumore al testicolo e alla pleura quelli che si occupavano di costruire e pulire le carrozze ferroviarie; mentre le loro donne presentano un aumento delle patologie come turbe delle mestruazioni, diagnosi di sterilità, aumento dei disturbi negli organi genitali femminili e aborti per cause naturali. E non è tutto, perchè la zona dei tre comuni di Colleferro, Segni e Gavignano presenta nel suo complesso un quadro di mortalità e morbosità peggiore del resto del Lazio, con alterazioni di mortalità complessiva per tutti i tumori, per cause respiratorie, per malattie ischemiche e per diabete negli uomini, tumori al fegato nelle donne.
Il collegamento tra ambiente di lavoro, casa dove vivi, insalata che coltivi e animale che allevi e mangi è ormai assodato, ma la domanda che circola tra la gente con cui parli, con i medici che ascolti, con i bambini che senti respirare affannosamente in reparto è «perchè tutto questo non è stato fermato prima?». Tutto si sapeva, tutto era conosciuto: dalle analisi di tipo epidemiologico che negli anni sono state assorbite dall'immobilismo granitico della politica, da una sentenza di condanna di un tribunale, da un libro bianco vecchio di 30 anni nel quale tutto era già scritto e tutto era già chiesto.
Nell'indagine sull'ambiente di lavoro alla Snia di Colleferro, nel 1977, gli operai richiedevano uno studio sull'età di morte dei lavoratori, perchè molti morivano all'età del pensionamento; sulla frequenza degli aborti e dei nati morti o con malformazioni da genitori che lavorano alla Snia; sulla distribuzione delle malattie professionali. Ci vogliono più di 15 anni perché si cominci, ci vuole un'indagine della Procura, che si conclude con l'invito alla Regione Lazio a prendere in considerazione la necessità di bonificare la zona; ci vuole la scoperta dei fusti tossici interrati in Arpa1 e Arpa2 perchè qualcosa si muova.
Una prima stima parla di 60mila tonnellate di rifiuti bruciati all'interno del perimetro industriale di Colleferro, una pratica permessa al tempo, ma che ha diffuso veleni, pesticidi, diossine, metalli pesanti nei terreni, nell'aria e nelle acque del Sacco. E non è stato neppure sufficiente che nel febbraio 2006, pochi mesi dopo lo scandalo del Betaesaclorociloesano nel latte crudo di una vaccheria, venisse completata una prima indagine epidemiologica perchè il problema fosse percepito nella sua totale gravità. Di questa prima relazione, passata quasi sotto silenzio, i dati costituiscono la base di partenza di quella attuale e già allora confermavano il tasso di mortalità e morbosità degli abitanti dei Comuni di Colleferro, Gavignano e Segni e lo stretto rapporto tra le patologie tumorali e l'inquinamento industriale.
Oggi un esperto che preferisce rimanere anonimo ti fa capire che Colleferro e la valle del Sacco sono un grande laboratorio di studio, perché nella letteratura scientifica internazionale non esistono precedenti simili, ma solo casi isolati di analisi su gruppi specifici; perché mai è stata fatta un'indagine così capillare su un così grande numero di persone senza avere studi scientifici seri dai quali ricavare valori di riferimento per le analisi per capire se quei valori ematici possano essere dannosi sul lungo periodo e quali patologie potranno manifestarsi. Allora e solo allora capisci il grosso punto di domanda scritto nelle vene di ogni singola persona.
Lasciamo ancora la parola agli operai del '77: «Il trasporto dei rifiuti di tutti i reparti è fonte di per sé di nocività: il riempimento dei recipienti è effettuato dai manovali al seguito del trattorista, i rifiuti caricati sul carrello vengono trasportati al campo spazzature dove vengono bruciati e le esalazioni delle combustioni sono elevatissime». Non serve aggiungere altro per capire come l'emergenza inquinamento industriale sia nata. I lavori di bonifica e messa in sicurezza di Arpa1 e 2 inizieranno il 23 gennaio, il giorno dopo la conferenza del commissario Di Palma per spiegare ai cittadini i valori ematici nel loro sangue e annunciare l'inizio di una sorveglianza sanitaria prolungata nel tempo per tutta la popolazione e l'apertura di un ambulatorio apposito a Colleferro in collaborazione con Asl, Università, l'Istituto Superiore di Sanità, Istituti Sspecializzati privati nazionali e l'Ufficio Commissariale regionale, 32 anni dopo la denuncia degli opera Snia.
Stefano Gelsomini
13/01/2009