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Un sospettato nelle indagini

Omicidio a Balduina Auto e soldi dietro il massacro

Fabio Di Chio
f.dichio@iltempo.it
Una storia di auto, soldi, di pagamenti pretesi. Sarebbe questo il movente del massacro dei due soci dell'autosalone A.M. alla Balduina, alle 14,30 del 22 dicembre ritrovati da un cliente nel locale in viale Tito Livio, riversi a terra in una pozza di sangue.

Uno è morto, è il più giovane, Alessandro Patis, 38 anni, deceduto quella sera sciagurata all'ospedale Santo Spirito per la testa fracassata da dieci colpi di martello. L'altro, lo zio, Massimiliano De Antonis, di 42, pochi giorni fa è uscito dal coma e ora è nel reparto di Neurochirurgia del policlinico Gemelli, anche lui strappato alla morte dopo aver subito gravi traumi alla testa causati dai colpi dell'omicida.
Un sospetto c'è già: sarebbe la persona che quel giorno ha pranzato coi due in un bar di viale delle Medaglie d'Oro, dove zio e nipote andavano sempre.
Gli investigatori della Squadra mobile hanno tracciato un cerchio di indizi attorno all'uomo, al presunto aggressore. Ma prima di stringerlo è necessario sentire il racconto dell'unico superstite di questa feroce aggressione. Chi era quella persona che ha mangiato con loro? Che legame c'era con lui? Perché aveva accumulato tanta rabbia nei loro confronti? I soldi sono davvero il movente dalla violenza omicida? L'autopsia sul cadavere di Alessandro Patis ha fornito chiare indicazioni. Dagli accertamenti disposti dal pm Antonella Nespola e condotti dal medico legale Matteo Polacco è emerso che le ferite erano concentrate sulla volta cranica e non hanno interessato il volto: la vittima presentava segni come di fendente. In pratica, secondo la perizia la violenza dei colpi dimostrerebbe che non si sarebbe trattato di un delitto preterintenzionale, cioè di una lite finita in tragedia oltre le intenzioni dell'aggressore. Chi è entrato in quell'autosalone aveva intenzione di uccidere.

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11/01/2009










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