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Regione, un piano anti-crisi da 300 milioni Ecco le richieste prioritarie dei sindacati

Angela Orecchio
Sanità, opere pubbliche e utilità, piano rifiuti e energia, questione sociale del sistema economico e produttivo, iter delle leggi e nuovi accordi regionali. Ecco le richieste prioritarie avanzate ieri in un incontro a porte chiuse nella sala Aniene della Regione dai sindacati Cgil, Cisl e Uil al Presidente della Regione Piero Marrazzo.

Questi i punti su cui basare una possibile collaborazione tra le due parti politiche per affrontare anche la questione crisi economica. Un pacchetto finanziario che vale circa 300 milioni di euro suddivisi tra il sostegno ai lavoratori e quello alle imprese del Lazio. È questa la risposta alla crisi economica del Presidente Marrazzo. Ma che secondo Luigi Scardone, segretario della Uil, non servirà a nulla. «Questi soldi non bastano neanche per coprire la spesa della cassa integrazione dei lavoratori Alitalia, noi non siamo favorevoli a soluzioni canovaccio una finanziaria anti crisi può esserci ma non su queste basi». Si dice deluso all'uscita dell'incontro infatti il segretario della Uil che precisa però che nessuno di loro «si brucerà i ponti alle spalle». Sembrano invece più soddisfatti i rappresentati degli altri due sindacati, «abbiamo individuato - dichiara Francesco Simeoni segretario di Cisl - alcuni aspetti per aprire un negoziato». Mentre per il Presidente della Regione, Marrazzo «la nostra è una finanziaria che dà risposte immediate ad un anno di crisi. Stiamo avviando un percorso con i singoli assessorati perché coinvolgere le parti sociali è il modo migliore anche per dare maggiore sicurezza ai cittadini».
Duro il commento di Alfredo Pallone, Coordinatore regionale e capogruppo di Forza Italia alla Regione che non ha approvato l'atteggiamento del Presidente. «Trovo singolare questo nuovo metodo utilizzato da Marrazzo per affrontare l'attuale crisi economica - commenta Pallone - Ieri abbiamo scoperto che per lui la concertazione vuol dire decidere prima e convocare poi le parti sociali facendo finta di ascoltare e recepire i loro eventuali suggerimenti. Il risultato è che questo è un pacchetto anti-crisi assolutamente insufficiente a sostenere lo sviluppo economico delle imprese laziali e privo di interventi per le famiglie».

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10/01/2009










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