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Dovrà raccontare di nuovo cos'è successo la notte dello stupro alla festa di Capodanno organizzata alla Nuova Fiera di Roma.
Con l'aiuto di psicologi antiviolenza. I ricordi di Elisabetta, la barista di 23 anni dei Castelli romani, non bastano, ancora non sono chiari abbastanza per consentire a magistratura e polizia di chiudere il caso. Inquirenti e investigatori hanno sospetti ma nessuna certezza. Il ragazzo che Elisabetta ha descritto nelle sue versioni - con la felpa bianca addosso e un tatuaggio sul corpo - dovrebbe essere italiano, un suo coetaneo, residente nella stessa zona. Ma l'identikit abbozzato non è sufficiente. Soprattutto, non è possibile procedere contro di lui se lei non fornisce una versione certa dei fatti. Per questo ieri non ha portato all'accusa formale di alcun indiziato il vertice tra il sostituto procuratore Vincenzo Barba e il capo della Squadra mobile Vittorio Rizzi. «Lavoreremo prima di tutto sulla ragazza e sul suo stato psicologico - hanno spiegato gli investigatori - Solo nel momento in cui, grazie al lavoro degli specialisti, la ragazza avrà raggiunto una relativa tranquillità, potremmo entrare nel merito di quelle terribili ore nella fiera».
Ieri mattina Elisabetta ha lasciato il reparto di Ostetricia all'ospedale San Camillo ed è tornata a casa sua, super protetta da familiari e parenti. Lunedì il Consiglio comunale si riunirà per parlare della sua storia di violenza in una notte di divertimento. La Regione Lazio vuole fare qualcosa di più. Ieri il presidente della Commissione regionale Sicurezza, Luisa Laurelli, ha proposto «al presidente Marrazzo che la Regione si costituisca parte civile a difesa della ragazza vittima di violenza la notte di Capodanno a Roma. Nel rinnovare la solidarietà alla giovane violentata presso la Nuova Fiera di Roma, organizzata dal Comune di Roma, le donne del centro sinistra del Lazio hanno deciso di operare con ancora più forza per restituire un'immagine sicura e solidale della città di Roma».
Fabio Di Chio e Augusto Parboni
09/01/2009