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Porte chiuse dai Comuni della provincia di Roma allo spostamento dei campi nomadi fuori dal Grande Raccordo Anulare. È un no secco quello pronunciato dai 27 sindaci dell'hinterland convocati dal prefetto Pecoraro nel corso di una riunione a porte chiuse a Palazzo Valentini.
No a nuovi campi rom, no alla criminalità emergente, no a tutti i problemi di mancata integrazione che ne scaturirebbero. C'è da tutelare, spiegano, la sicurezza dei cittadini e del patrimonio. E da offrire alle famiglie in cerca di sistemazione condizioni di vita dignitose che, allo stato attuale delle cose, nessuno sembra in grado di offrire. Questione rom, seconda fase. Dopo il censimento e l'identificazione degli inquilini dei campi sorti all'interno del Comune di Roma, si passa ora allo spostamento delle realtà più problematiche. Sei quelle identificate sulla base delle criticità emerse, ovvero reati commessi e criminalità emergente, sulle 15 «tollerate» dall'amministrazione (iscritte nella delibera comunale e che risultano semi-attrezzate): Casilino 900, Tor de Cenci, Baiardo, Foro Italico, la Monachina e la Martora.
Duemila circa le persone che attualmente ci vivono e che dovranno trovare sistemazione altrove, prima dell'arrivo delle ruspe promesse da Alemanno in campagna elettorale. Per ora il prefetto Pecoraro incassa il no dei primi cittadini al di fuori dal GRA. A cominciare da Canapini, Fiumicino: «Nomadi uguale microcriminalità. Registrino la nostra indisponibilità ad accoglierli. Prima bisogna assicurare la sicurezza pubblica ai nostri cittadini». Secco no anche dal sindaco di Pomezia Enrico De Fusco: «Già Castel Romano confina con il nostro territorio, ed è uno dei campi più grandi che genera gravi difficoltà. Ci siamo accollati 1.400 alloggi popolari e 200 abitazioni dove hanno trasferito gli sfrattati dal Forte Bravetta. Senza neanche un Commissariato di pubblica sicurezza».
Man forte dal delegato del sindaco di Ardea Alberto Montesi: «Abbiamo colonie di zingari dalla Sicilia ma neanche una caserma di Carabinieri». Nessuna disponibilità anche da Albano. Un no condizionato solo dal primo cittadino di Zagarolo, capogruppo del PD alla Provincia, Daniele Leodori: «Va fatta un'equa distribuzione di risorse economiche e di forze di polizia, dirottando sui Comuni disposti ad accogliere i nomadi parte dei 500milioni di euro di cui ha beneficiato il Comune per le emergenze sociali». E Roma? Alcuni minisindaci si dicono disposti a fare la loro parte. «Se c'è da ampliare proporzionalmente il campo della Cesarina - spiega Cristiano Bonelli, IV Municipio - troveremo un accordo».
Mentre l'assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso spiega: «Noi abbiamo già un piano, con una ventina di aree individuate che potrebbero ospitare i nuovi insediamenti. Tra queste Castel di Guido, Setteville e Settecamini erano già state scelte dalla giunta Veltroni. Prevediamo di creare 3 campi che possano ospitare 400 persone al massimo. Abbiamo dato la nostra disponibilità al Prefetto, sarà lui ora a decidere».
Viviana Spinella
09/01/2009