E proprio a questo genere - che Haydn illustrò, dopo l'iniziale «Il ritorno di Tobia» di stile ancora napoletano, con due capolavori ormai di repertorio come «La Creazione» e «Le stagioni», improntate alla sontuosità degli oratori inglesi di Haendel - si richiama l'Accademia Nazionale di S. Cecilia per il suo primo concerto dell'anno, affidato all'Orchestra barocca di Friburgo e al Coro da camera della Rias sotto la direzione di uno specialista del Settecento come René Jacobs (applaudito l'ultima volta al Parco della musica per il Tancredi di Rossini).
Domani sera in Sala Santa Cecilia verrà infatti rievocato il variegato itinerario spirituale de «La Creazione» (1798) che, sulla falsariga del Paradiso perduto di John Milton, attraverso le sette giornate bibliche dal Caos primigenio approda gradualmente all'invenzione di tutti gli elementi dell'Universo, sino alla coppia umana. E saranno proprio prima gli arcangeli, infine Adamo ed Eva a ringraziare il Signore, dopo essere stati testimoni della nascita della vita intorno a loro in tutte le sue forme naturali (animali, piante, minerali). Non rari sono gli effetti descrittivi, disseminati in partitura, ma a prevalere nel racconto quasi visivo è il senso generale di stupore, quasi di sgomento, dinanzi alla magnificenza del Creato.
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07/01/2009