E così le agognate settimane bianche natalizie si sono trasformate in settimane passate in bianco (esclusi i soli fondisti) fra la neve abbondante e l'ancor più tracimante rabbia per il riposo forzato.
Al pari di quello degli operatori turistici, che si sono visti crollare il numero delle presenze insieme al volume degli affari, con perdite fino al 70 per cento delle attività. Al punto che già stanno valutando se intraprendere un'azione legale per la richiesta dei risarcimenti danni. Insieme all'invocazione «di un azzeramento completo della situazione, a partire dalla revoca della convenzione per la gestione degli impianti di risalita alla società - dice Cristiano Orlandi, titolare dell'hotel Italia - Il Comune dovrebbe fare una nuova gara e gestire direttamente il finanziamento di 2 milioni e mezzo che la Regione ha concesso per la nuova seggiovia quadriposto». La cui installazione è vincolata al rilascio del nulla osta per la valutazione d'impatto ambientale che non potrà arrivare prima di primavera. Nell'attesa «siamo costretti a chiudere dopo l'Epifania: staremo aperti solo nei week-end, ma più che altro per assicurare il servizio perché dovremmo avere minimo 15 stanze occupate per coprire i costi e senza impianti è dura - aggiunge Orlandi - a Natale molte prenotazioni sono state disdette, per non parlare delle settimane bianche perse». Non solo quelle in albergo, ma anche nei mini-appartamenti, residence e villini solitamente presi in affitto durante le vacanze natalizie. «Noi abbiamo avuto un crollo del 70 per cento delle attività - quantifica Anna Maria Ferrari dell'agenzia immobiliare Petrini - Livata era già moribonda e la chiusura degli impianti è stata la mazzata finale. Non ci si può ridurre ai giorni di Natale per cercare di ottenere una proroga per le concessioni, così come non si può gestire un finanziamento regionale in questi termini. Chiediamo chiarezza alla società di gestione e al Comune, che ha completamente dimenticato Livata: il programma dei festeggiamenti natalizi neanche ci contempla. Ristoratori e albergatori hanno dovuto improvvisare tombolate e quant'altro per dimostrare ai pochi temerari che sono comunque voluti venire a passare le feste qui da noi che la montagna di Roma ancora esiste e vuole resistere».
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05/01/2009