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Già oggi potrebbe lasciare il carcere e tornare a casa. Per il magistrato l'autista dell'autobus che a Roma lo scorso sabato sera ha tolto la vita a un uomo di 66 anni può lasciare la cella del carcere di Regina Coeli ed essere sottoposto agli arresti domiciliari.
A convincere il pubblico ministero romano Giuseppe De Falco a chiedere l'applicazione di una misura restrittiva inferiore per il ragazzo di 29 anni che ha ucciso Gino Anselmi in via Isacco Newton, il fatto che l'indagato non ha precedenti penali specifici ed è incensurato. La decisione di lasciare o meno dietro le sbarre Alessandro Morini, trovato positivo alla cocaina, sarà presa oggi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, che nel carcere di Regina Coeli effettuerà l'interrogatorio di convalida del fermo.
L'intenzione del sostituto procuratore De Falco, comunque, è quella di impedire all'autista del bus di poter tornare a guidare. Il solo ritiro della patente non garantirebbe infatti che l'uomo possa rimettersi al volante. Gli arresti domiciliari, quindi, per il pm romano, sono idonei per la salvaguardia delle esigenze cautelari, considerato che Alessandro Morini è stato arrestato con l'accusa di omicidio colposo aggravato dal consumo di sostanza stupefacente.
Sempre oggi dal detenuto si presenterà il Garante per i detenuti del Lazio, Angelo Marroni, che da anni si occupa del rispetto dei diritti di chi vive in un penitenziario. L'autista è stato visitato ieri sera da una psicologa che aveva il compito di valutarne lo stato psicofisico. Il detenuto, che si trova nella Settima Sezione, è controllato ogni quindici minuti per evitare che possa compiere gesti estremi.
I testimoni dell'incidente stradale hanno subito dichiarato che l'autobus stava percorrendo via Newton a una velocità elevata quando ha travolto Gino Anselmi. L'anziano aveva appena parcheggiato la vettura, una Volvo, forse per un guasto, azionato le quattro frecce ed era sceso dalla vettura quando è stato travolto dal bus. L'inchiesta della procura di Roma dovrà inoltre accertare se Alessandro Morini fosse o meno un consumatore abituale di cocaina pur dovendosi mettere ogni giorno alla guida di un mezzo pubblico.
Il conducente dell'autobus, al momento dell'investimento, stava tornando al capolinea e aveva infatti la scritta «deposito» sul led luminoso della vettura e non il numero della linea. Una volta giunto a piazzale Clodio, l'indagato avrebbe dovuto effettuare altre due corse prima di terminare il turno di lavoro. Intanto i familiari della vittima hanno già riferito che non appena sarà possibile si costituiranno parte civile: «Lasciateci vivere nel nostro dolore, abbiamo fiducia nella magistratura».
Augusto Parboni
23/12/2008