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L'Australiana farà male alla salute e anche al portafogli. La nuova influenza, che a Roma ha già colpito una bambina di quattro anni ricoverata al Gemelli, metterà a letto un milione di persone sotto le festività natalizie, rischiando di vanificare i risparmi del piano di rientro dal deficit sanitario.
«Se non saranno realizzate subito misure alternative, con gli studi medici chiusi, e senza strutture intermedie, serviranno molti posti letto e con i tagli sanitari in corso, la Regione sarà costretta a comprarli dalle strutture accreditate mandando in fumo i risparmi realizzati» è l'allarme lanciato dal segretario regionale Fimmg, Pierluigi Bartoletti, ieri alla vigilia dell'ingresso dei superticket.
«Il virus è arrivato - conferma Bartoletti - quest'anno l'influenza sarà molto più tosta, e con il tempo che fa è possibile che sia confermata la previsione cioè che l'epidemia abbia numeri rilevanti a fine dicembre inizio di gennaio». Pioggia e freddo hanno già messo a letto 200 mila romani, colpiti da sindromi parainfluenzali di cui sono responsabili virus sinciziali e adenovirus. Ma niente al confronto con il picco della nuova influenza «molto più tosta» di quella degli anni scorsi, spiega Bartoletti.
Il vaccino potreggerà solo un milione 800 mila persone, nella più rosea delle previsioni (la Regione ha acquistato 1milione 200 mila dosi). Ma tre milioni di persone non lo faranno, e dunque per Bartoletti «ci possiamo aspettare un milione di ammalati».
I medici di famiglia sono preoccupati. «Con i tagli abbiamo meno possibilità di posti letto e gli altri anni l'epidemia era ridicola al confronto - spiega il segretario regionale -. In più arriva in anticipo, e in un periodo particolarmente freddo che causerà, come sta già facendo, anche malattie da raffreddamento e, ad oggi, non siamo ancora attrezzati per avere un Numero unico, il telefono di collegamento con i pazienti, quando il loro studio medico è chiuso, che li mette in contatto con la guardia medica, il sabato e la domenica, e con gli studi medici aperti, nel resto della settimana, che eviterebbe l'ansia che spesso porta chi non ne ha bisogno ad intasare il pronto soccorso».
La proposta del Numero unico era stata fatta 3 anni fa dai medici di famiglia, e accolta favorevolmente dalla Regione Lazio che si era detta pronta a realizzarla in un paio di mesi. Oggi più che mai servirebbe. «Nella maggioranza dei casi - spiega Bartoletti - ai pazienti colpiti dall'influenza quando il loro dottore non c'è serve solo un consiglio: vogliono sapere cosa devono prendere, essere rassicurati, ma se non sanno a chi rivolgersi finiscono tutti al pronto soccorso». Cosa succederà senza questo filo diretto? «Le vacanze di natale sono lunghe - continua il segretario Fimmg -, se arriva l'influenza con studi chiusi, piano ferie, assenza di strutture intermedie e non c'è il numero unico, è certo che i pronto soccorso andranno in tilt». Il rischio è che per risparmiare due soldi adesso sull'istituzione del Numero unico si rischi di spenderne molti dopo. La prova del nove è vicina: «Appena il primo pronto soccorso zompa si comincerà a comprare posti letto nelle strutture accreditate - è la profezia - mandando in fumo i sacrifici e i risparmi del piano di rientro».
Grazia Maria Coletti
01/12/2008