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Travolti a Dragona, nomade torna al campo

Augusto Parboni
a.parboni@iltempo.it
Aveva ammesso di guidare ubriaco e drogato. Il giudice aveva così deciso di convalidare l'arresto, facendolo rimanere dietro le sbarre. Una scelta che però non è stata condivisa dai colleghi del Tribunale del Riesame, che ieri hanno deciso di far tornare a casa Bruno Radosavljevic, rom di 26 anni, di origine croata, che lo scorso 5 novembre ha travolto tredici persone che si trovavano alla fermata dell'autobus in via dei Romagnoli, a Dragona.

L'uomo, accusato di lesioni personali aggravate, sarà dunque trasferito nel campo nomadi in via Ortolani, dove viveva prima di essere chiuso in cella.
Quella mattina, Radosavljevic è stato trovato positivo al test dell'alcol e della droga, tanto da non riuscire a evitare l'impatto con la sua Bmw con le persone ferme sul marciapiede: nell'incidente sono rimaste ferite undici persone.
«Spero che non gli succeda nulla di male», ha commentato l'avvocato Andrea Palmiero, legale di Radosavljevic, temendo ritorsioni nei confronti del suo assistito. Secondo il penalista, «il provvedimento dei giudici del Riesame è una vittoria a metà tenuto anche conto del clamore mediatico della vicenda. Benché sia stata disposta la scarcerazione del mio assistito, non è stata modificata l'imputazione che ritengo ancora oggi insussistente. Pur rispettando le parti offese e ritenendo gravi i fatti contestati, credo che fosse più giusto applicare il reato colposo per il quale non c'è arresto né misura cautelare in carcere».
Al gip, all'epoca della convalida del fermo, l'indagato aveva raccontato di aver trascorso la notte precedente all'incidente insieme con alcuni amici, passando da un locale all'altro. Alle 7 di mattina si erano salutati e l'uomo si era messo alla guida dell'auto per tornare a casa, nel campo nomadi di via di Dragona, ad appena cento metri da dove è avvenuto l'incidente.
«È un errore dare gli arresti domiciliari a Bruno Radovavljevic. È un segnale sbagliato perché non si può attribuire la custodia cautelare, basata necessariamente sulla previsione di una disciplinata osservanza del divieto di uscire, a una persona che ha dimostrato un tale disprezzo della vita e delle norme che la devono tutelare», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

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25/11/2008










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