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Colleferro, l'ok della Regione non è mai arrivato

Rifiuti, termocombustori
senza autorizzazioni

Sono senza autorizzazione i due termovalorizzatori di Colleferro. E non da ieri. L'irregolarità va avanti già da un po'.

Rifuti È l'ultima tegola che piove dal castello di accuse che in questi mesi è stato ricostruito sul Consorzio Gaia, società-madre proprietaria dei due siti, e punto di riferimento di una piccola e industriosa galassia di imprese minori impegnate nel settore ambientale. I due giganti divoratori di combustibile da rifiuti (cdr) portati lì da vari impianti, sia romani, laziali e sia di altre regioni, in pratica hanno la patente scaduta. Durante i numerosi controlli eseguiti dai carabinieri del Nucleo ecologico di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Tescaroli, è saltato fuori che le due ciminiere lavorano in «procedura semplificata». Godono cioè di un nulla osta a tempo, valido cinque anni, che però s'intende concesso in automatico ai termovalorizzatori che inceneriscono un massimo di 25 mila tonnellate di rifiuti all'anno. A Colleferro, invece, la mole è decisamente diversa, il tetto è stato sfondato. Stando agli accertamenti eseguiti dai militari, le due fucine del Gaia trattano ciascuna 110 mila tonnellate/anno. Una montagna di rifiuti. Per di più, tralasciando per un attimo il cdr termodistrutto in quantità superiori ai limiti consentiti, i nulla osta sono pure scaduti: per un impianto nel 2007, per l'altro lo scorso giugno.


Anche se in ritardo, i gestori dei due termovalorizzatori hanno cercato di correre ai ripari e di mettersi in regola, ma ancora non hanno ottenuto risposta dall'ente che deve autorizzarli: la Regione. Tempo fa da Colleferro è stata inoltrata a Roma la richiesta per consentire ai due termovalorizzatori di lavorare in «regime ordinario autorizzativo». Ma la risposta tarda ad arrivare, e i rifiuti continuano a essere bruciati coi ritmi di sempre. Quindi l'inchiesta si allarga. Questo è uno dei motivi per cui nei giorni scorsi gli investigatori del capitano Rajola sono entrati negli uffici regionali portando via i faldoni sull'iter autorizzativo dei due megafornelli.


L'altro punto al vaglio dei carabinieri è l'inserimento dei due termovalorizzatori nel piano regionale rifiuti varato di recente dal presidente del Lazio Piero Marrazzo: il governatore era a conoscenza del superamento dei limiti di cdr trattato negli impianti di Colleferro? Sapeva del vuoto di autorizzazioni nel quale i due impianti si trovano a lavorare?
Dubbi e preoccupazioni circolano ancora tra gli investigatori per la griglia di controlli che doveva essere messa su da Gaia e che ancora non risulta del tutto funzionante. Addirittura pare che in alcuni gangli della lavorazione sia stata disattivata. In particolare, per tenere sotto controllo le emissioni prodotte dagli impianti, nei due termocombustori doveva essere montato un Sick (Sistema elettronico di rilevamento fumi al camino). E in più punti: se durante l'attività dei fornelli i rilevatori segnalano la presenza nel combustore di sostanze diverse oppure oltre i livelli normali stabiliti, l'operatore può intervenire, anche gettando del latte di calce sugli eventuali fumi tossici, per imprigionare le sostanze e lasciarle a terra. Un sistema analogo, un altro Sick, doveva essere montato in Comune a Colleferro. Ma non risultata alcuna installazione. Inoltre, in uno dei due impianti del Gaia i carabinieri del Noe hanno sequestrato un filtro industriale proveniente dalla Campania, rifiuto che non doveva trovarsi lì. Come mai i sistemi di controllo non hanno funzionato? E se invece hanno segnalato la presenza del corpo estraneo, diverso dal cdr, come mai non è stato eliminato evitando l'emissione nell'aria di fumi tossici? Dai due termocombustori i militari hanno prelevato e sequestrato campioni di ceneri. L'analisi dell'Arpa ha rilevato tracce di metalli che non dovevano esserci.

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Fabio Di Chio

20/11/2008










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