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Non solo armi, bandiere, documenti e vecchi cimeli che testimoniano la storia d'Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra ma anche opere d'arte contemporanea che interpretano quegli accadimenti con la sensibilità e la poetica degli artisti di oggi.
E infatti nel grande contenitore di emozioni che è il Museo del Risorgimento di Piazza Venezia è «approdato» recentemente il quadro «Mille Uomini» che l'artista livornese Giampaolo Talani ha voluto donare al prestigioso luogo di memorie in occasione delle celebrazioni di Stato del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Dunque accanto alla teca che conserva i jeans originali (non denim ma stoffa di Genova) dell'Eroe dei Due Mondi c'è pure il quadro che, (non a caso l'artista proviene da una famiglia di bagnini di San Vincenzo) libera i valorosi mille garibaldini dai lacciuoli della retorica stereotipata e li immerge in un'umidità marina, come sospesi tra la battigia e l'acqua.
Il rosso delle giubbe trascolora nella nebbiolina sollevata dalla brezza che tutto avvolge, gli sguardi sono fieri, consapevoli dell'impresa che sono in procinto di intraprendere. Talani è un sincero ammiratore di Giuseppe Garibaldi: l'anno scorso regalò un altro suo dipinto dal titolo «L'ombra dell'Eroe» al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante una cerimonia al Quirinale. Il quadro è ora esposto alla pinacoteca del Quirinale.
La presenza di un quadro di Talani in un museo romano avvicina, idealmente, la Capitale alla città di Firenze.
L'artista livornese ha realizzato, anche lui, un'impresa nella città di Dante e cioè un grande affresco «Partenze» ideato ed eseguito per la stazione di Santa Maria Novella col supporto di specifici studi tecnici, che hanno permesso all'artista di «appendere» l'affresco alla parete, (sfruttando la presenza di «chiodi» lasciati lì da un intervento del periodo fascista) dopo averne eseguito lo «strappo», senza intaccare la struttura muraria sottostante. In pratica è il più grande strappo d'affresco al mondo (80 mq. complessivi) e anche una scommessa (vinta) dell'artista stesso.
E cioè la possibilità di realizzare grandi spazi pittorici parietali in edifici antichi o strutture architettoniche «proibiti» perchè, come appunto l'atrio della stazione fiorentina, sono tutelati come beni artistici. Sembra che l'autore (resta il proprietario della monumentale opera) sia stato avvicinato da un gruppo di uomini d'affari giapponesi che volevano acquistare per un milione di euro l'opera (molto ambita nel paese del Sol Levante, semplicemente perchè manufatto artistico made in Florence) per esporla in maniera permanente in un museo di Tokio.
Sembra che lo sponsor di quest'operazione fosse una famosissima casa di orologi giapponesi che voleva «aggiungere» il suo marchio all'interno dell'affresco dove c'è appunto un orologio. L'artista ha rifiutato l'offerta e l'affresco è rimasto a Firenze dove è stato già visto da milioni di persone provenienti da tutto il mondo.
Natalia Poggi
20/11/2008