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Oltre un milione di annotazioni di decessi su atti di nascita non compiute, oltre 500 mila atti di matrimonio non trascritti, quasi ventimila cambi di residenza all'estero non registrati. In totale l'Anagrafe centrale della Capitale «vanta» un arretrato che supera i due milioni di pratiche.
Una situazione drammatica, denunciata già dalle pagine di questo giornale e che segna un ulteriore peggioramento. La conferma arriva dal telefono. Il servizio di richiesta telefonica di certificati è stato infatti disattivato da poco più di un mese. Da pochi giorni poi è arrivato in via Petroselli il terzo direttore consecutivo in un anno e che sembrerebbe fermarsi, anche lui, solo qualche mese. Sintomo evidente di un collasso fisiologico che da anni coinvolge uno dei settori più delicati e importanti dell'amministrazione. Adesso, l'umiliazione dei funzionari di Stato civile dopo il «papocchio» del contratto integrativo che ha riconsociuto l'indennità di stato civile e quella di sportello alle fasce B e C.
Peccato però che il contratto integrativo abbia escluso la fascia D, ovvero quella dei funzionari di stato che si ritrovano così una busta paga più leggera di chi ricopre ruoli inferiori. Un'umiliazione alla quale i circa 25 funzionari hanno risposto con una provocazione: chiedendo la retrocessione di grado per poter svolgere così un lavoro di minore responsabilità e maggiore remunerazione.
E c'è di più. Non solo un arretrato storico praticamente incolmabile, una politica del personale che incentiva a trasferirsi altrove, ma anche una confusione procedurale che sta già creando più di un problema. Per effetto di un decentramento, o meglio di quella piccolissima parte di decentramento concesso ai 19 Municipi, ogni ufficio anagrafico segue procedure diverse. Può accadere così che un certificato rilasciato ad esempio in I Municipio sia diverso da quello rilasciato in X. E se si presenta un problema in un determinato ufficio anagrafico circoscrizionale non esiste di fatto una struttura di livello superiore in grado di decidere e di risolvere la questione.
Sulla complessa vicenda dell'anagrafe capitolina il consigliere comunale del Pdl, Roberto Angelini ha già pronte due interrogazioni. «Al di là della responsabilità politica delle ex giunte di centrosinistra sul fallimentare andamento degli uffici anagrafici - commenta Angelini - occorre ora procedere a una vera riforma che non solo ridia dignità ai funzionari che paradossalmente si ritrovano ad avere uno stipendio inferiore rispetto ai dipendenti dei quali sono responsabili ma che preveda l'accorpamento dell'ufficio anagrafico con quello elettorale. In nessun paese al mondo i due servizi sono separati, considerato che trattano gli stessi dati e considerato che l'elettorale gode di finanziamenti che all'anagrafico si possono solo sognare».
Susanna Novelli
19/11/2008