Secondo una tradizione rinascimentale il busto apparterrebbe alla bella signora Lucrezia d'Alagno ma in verità si tratta di un manufatto antichissimo, probabilmente proveniente dall'Iseo Campente, dove poteva rappresentare o la dea egizia Iside o l'imperatrice Faustina, moglie di Antonino Pio, comunque parte di una statua di un personaggio femminile romano importante. Statua che nel corso dei secoli, in particolare tra il XV e il XVIII divenne «parlante», come poche altre in Roma, ospitando su di sé le famigerate «pasquinate», epitaffi o lettere con le quali il popolo faceva sentire la propria voce ai potenti del momento.
Oggi, grazie a una visita istituzionale prevista in uno degli uffici limitrofi, Madama Lucrezia ha riacquistato un temporaneo sorriso, come quando si divertiva con il popolino romano che diversi secoli fa, in occasione della ricorrenza di san Marco, il 25 aprile, o del primo maggio, si riuniva intorno a lei per «il ballo dei guitti»: vecchi, sciancati, gobbi e tanti poveri ballavano il saltarello, le mettevano in testa un diadema di cipolle o di carote e il suo petto veniva coperto da stracci variopinti. E lei si sentiva viva e felice.
Si spera che domani non venga nuovamente dimenticata e abbandonata in quell'angolo della piazzetta. Altrimenti non sorriderà più, offesa dalle macchine che quotidianamente la oscurano parcheggiandole davanti e infastidita dai maleducati passanti che utilizzano le pieghe del panneggio della sua veste o lo spazio retrostante alla sua figura per depositarvi i propri rifiuti.
Ser. Sil.
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17/11/2008