Saranno in migliaia i ragazzi che si metteranno in fila per tentare la fortuna ed entrare a far parte del cast di un film, la cui uscita è fissata per il prossimo San Valentino, che si prepara a bissare il successo delle precedenti trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi. Moccia è da qualche anno il re Mida dei narratori italiani, capace di trasformare in oro tutto quello che porta il suo nome, sia esso un libro, un film o uno dei numerosi gadget col suo «brand». Da quando è salito alla ribalta per il clamoroso successo di «Tre metri sopra il cielo», pubblicato inizialmente per un piccolo editore in poche copie e trasformatosi nel tempo in un bestseller grazie al passaparola fra gli adolescenti, il copione è sempre lo stesso. Esce il nuovo romanzo, preceduto da un sapiente battage pubblicitario.
I lettori, formati in prevalenza da giovanissimi ma non solo, divorano i suoi libri, ne scrivono alcune frasi sui diari o sui muri di Ponte Milvio, riempiono il blog di Moccia di complimenti, gli chiedono consigli sentimentali, come se fosse un loro parente. Lo scrittore ha modificato persino le abitudini dei romani, trasformando Ponte Milvio, il più antico ponte della capitale che fu teatro della storica battaglia tra Costantino e Massenzio nel 312 d.C., in una delle zone più affollate della Roma by night. Tra gli adolescenti, inoltre, si era diffusa la «febbre del lucchetto», per la quale ogni coppia sotto i diciotto anni imitava il gesto di Step e Babi, che in «Tre metri sopra il cielo» legavano un lucchetto con i loro nomi a un palo del ponte e gettavano nel Tevere la sua chiave come pegno di amore eterno. Una moda che si è parzialmente arrestata quando un anno fa il palo è crollato sotto il peso di decine di lucchetti di metallo. Ma chi è allora Federico Moccia e soprattutto qual è il segreto del suo inarrestabile successo? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il commento di Yle26, che sul blog dello scrittore dichiara: «Quello che più mi piace del tuo modo di scrivere, e nessuno ti eguaglia, è la sensibilità, la dolcezza, il pudore con cui affronti e racconti certi temi; non appaiono mai eccessivi, volgari, ma ricordano che appartengono a quel sentimento, chiamato amore, di cui fanno parte». Giorgio Faletti, uno che di bestseller se ne intende, ha sottolineato come «l'equazione tanta quantità-poca qualità è sbagliata, se è vero che "Il vecchio e il mare" di Hemingway, quando uscì per la prima volta sulla rivista Life, vendette cento milioni di copie. Se Moccia è riuscito a convincere tanti ragazzi, che di solito non leggono, a far la coda in libreria, vuol dire che ha toccato delle corde che altri, prima di lui, non hanno saputo toccare».
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24/10/2008