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Il capogruppo Pdl chiede una verifica politica. Il leader de La Destra replica con una mozione provocatoria

Storace alla maggioranza: sfiduciatemi

Difficile, se non impossibile, prenderlo in contropiede. Così, il capogruppo de La Destra, Francesco Storace, torna con astuzia sulla lunga maratona in aula Giulio Cesare per l'approvazione della variante di bilancio che lo ha visto protagonista di una battaglia politica che, per una volta, ha tenuto insieme l'esponente de La Destra con quello di Sinistra Arcobaleno e dell'Italia dei Valori.

Ovvero un ostruzionismo costruttivo, nel quale, è bene precisare, il capogruppo de La Destra non ha presentato né emendamenti né ordini del giorno ma si è limitato a intervenire su quelli esistenti. Una battaglia politica condotta dai gruppi «minori» contro un accordo Pdl-Pd sulle priorità da inserire nella manovra di assestamento di bilancio prevista per novembre. Una battaglia che, per quanto riguarda Storace si è conclusa con una «nobile» astensione dal voto finale sulla variante. Eppure, l'attacco politico diretto proprio a Storace lanciato dal capogruppo Pdl, Dario Rossin, nella sua dichiarazione di voto alla variante di Bilancio, è tornato dritto al mittente. Nel suo intervento in aula, Rossin avrebbe posto interrogativi sulla compatibilità della carica di presidente della Commissione speciale per Roma Capitale con chi aveva appena compiuto un simile ostruzionismo e astenendosi dal votare la variante.
Un interrogativo che Storace ha fatto proprio, presentando una mozione di sfiducia di se stesso.
«Voglio portare al voto del Consiglio comunale ciò che agita i consiglieri della maggioranza - ammette il capogruppo de La Destra - per questo ho presentato una mozione di auto-sfiducia per la revoca dell'incarico. Giustamente il capogruppo Pdl ha sollecitato pubblicamente una verifica politica perché è inconciliabile il voto di astensione con la presidenza di una commissione. Va tuttavia sottolineato - incalza Storace - che non solo la maggioranza si è fatta un accordo per conto proprio con la falsa opposizione del Pd ma che sei consiglieri del Pdl, e tra questi tre presidenti di commissione e il capogruppo della Lista civica Alemanno si sono astenuti rinunciando alla presenza in aula. È evidente che c'è un problema di maggioranza, così come Alemanno continua a restare chiuso in se stesso».
Il «caso» Storace ha già incassato i primi risultati. Alcuni esponenti del Pd, come Mirko Coratti e Francesco Smedile rincarano la dose e fanno comprendere come un voto di sfiducia a Storace difficilmente passerebbe. «Mi chiedo se l'attacco nei confronti di Storace - sostiene Smedile - non serva a liberare un posto per accontentare qualche dissidente, che sta mettendo in difficoltà la maggioranza». Alla fine, curiosamente, è il vice sindaco Cutrufo a rispondere: «Nessuno ha chiesto la sfiducia al Presidente Storace semplicemente perché gode della stima, al di là delle posizioni politiche di ognuno, dei colleghi della commissione stessa. Dal mio punto di vista il gesto dell'amico Francesco è da mettere nel pur legittimo elenco delle provocazioni politiche -ha detto Cutrufo- Se così fosse la riterrei comunque una provocazione costruttiva che, ottenuto il primo effetto, potrà agevolmente rientrare».
Sus. Nov

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16/10/2008










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