E anche indignati: «Non si possono glorificare i delinquenti», ha commentato un cittadino. In realtà le quattro statue pubblicizzavano una fiction tv ispirata al film «Romanzo criminale» (tratto dall'omonimo libro), e le fattezze dei busti si ispiravano non tanto ai boss della holding criminale che attraversò la cronaca nera, e non solo, degli anni '70, quanto agli attori della serie televisiva. Una «pubblicità-provocazione», ovvero guerrilla marketing, di quelle destinate a non passare inosservate. Ideata dall'ufficio stampa che cura il lancio della serie tv che andrà in onda su Sky Cinema dal 10 novembre prossimo. E le polemiche, come prevedibile, si sono subito scatenate. Dai cittadini indignati, anche perché l'Eur non è poi così lontano dalla Magliana, alla condanna del Campidoglio. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha giudicato il fatto «un'iniziativa di cattivo gusto» e ha bacchettato l'Ente Eur che aveva concesso l'occupazione di suolo pubblico. A sua volta l'Ente Eur si è dichiarato «non responsabile del cattivo gusto dell'iniziativa». Le quattro statue così sono state subito rimosse. Ed è sparito anche da YouTube un filmato che ritraeva alcuni uomini, incappucciati, scendere da un furgone bianco e installare i busti al grido di «Libanese uno di noi», riferendosi così al soprannome di Franco Giuseppucci. Insomma, tutto rientrato nello spazio di una mattinata ma intanto l'atto di guerrilla pubblicitaria aveva dato i suoi frutti: i busti dei quattro della Banda erano stati immortalati da fotografi e telecamere e avevano destato la curiosità dei giornalisti.
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16/10/2008