Quando poi non incappano nella trappola degli affitti in nero, il 90% dei casi, secondo Massimo Pasquini, segretario generale dell'Unione Inquilini di Roma e Lazio, che ha più volte monitorato il fenomeno degli affitti universitari nella Capitale. E, soprattutto, nessuno o quasi, che ricordi loro l'esistenza di vari e diversi concordati firmati tra associazioni dei proprietari e inquilini, l'ultimo dei quali ha fissato, tra l'altro, i limiti minimi e massimi dei costi di una stanza al metro quadro. Per intendersi, una camera a San Lorenzo che non dovrebbe costare più di 9,25 euro al mq., o a Testaccio, da 9 a 16,20, o ancora a Corso Trieste, da 9 a 17,10, e a Castro Pretorio, da 6 a 11,25, viene affittata, in realtà, quasi sempre al doppio. E uno studente si trova a pagare canoni molto più alti di quelli previsti dagli accordi presi tra associazioni sindacali e istituzioni locali.
Se riesce invece a «strappare» un contratto, i proprietari disposti a regolarizzare i rapporti chiedono la classica formula di quattro anni più quattro e sei mesi di preavviso (e di pagamento del canone) per il recesso anticipato. Una situazione difficilmente sostenibile per molti studenti, considerando anche la frequenza degli abbandoni e dei cambi di facoltà. È vero esiste dallo scorso anno un'Agenzia regionale degli affitti nata allo scopo di aiutare gli studenti nella ricerca degli alloggi e nella stipula dei relativi contratti e di favorire l'incontro tra domanda e offerta di locazione, ma sono ancora pochi i ragazzi che se ne servono preferendo al suo posto passaparola, annunci sui siti Internet, o su foglietti attaccati ovunque nei pressi delle Università.
Anche quest'anno, per circa ottantamila «fuori sede» alla ricerca di un posto letto, sarà, dunque, la solita storia.
Oltre a pagare canoni mensili esorbitanti, molti di loro dovranno fare i conti con stanze o appartamenti fatiscenti.
Basta leggere le decine di testimonianze rilasciate dai ragazzi sui vari forum su Internet, per avere un'idea del fenomeno. Si legge di bagni praticamente inutilizzabili, muri scrostati, annunci su giornali specializzati che parlano di singola in zona Bologna, piuttosto che Nomentana o Salaria, per poi scoprire che l'appartamento in questione dista anche alcuni chilometri dal quartiere citato. Trovare casa, allora, si trasforma in una ricerca affannosa che solo per pochi fortunati sfocerà nell'alternativa di aiuti pubblici. Attualmente solo un migliaio di studenti rientrerà nei benefici contributivi previsti per le categorie più svantaggiate, pari a circa 3.000 euro l'anno, mentre un altro migliaio avrà un posto letto gratuito.
Dam. Ver.
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22/09/2008